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sabato 24 ottobre 2009

Ricarica....

Secondo voi gli integratori alimentari, le vitamine fanno bene o fanno male alla nostra salute?
Mi sono imbattuto in un articolo che è come benzina sul fuoco dei dubbi verso questa categoria di supplementi all'alimentazione che talvolta possono essere quasi classificati come farmaci. Per televisione si vedono innumerevoli pubblicità di ditte farmaceutiche che spacciano, si è proprio il caso di dire spacciano, i multivitaminici come la panacea di tutti i mali. Inoltre a ciò ho visto, nel periodo di tirocinio in farmacia, un altissimo turn over di queste specialità, alche sorge spontanea la domanda con cui è stato introdotto questo post. A tal proposito sul Daily Mail è stato pubblicato un articolo in cui viene posto l'accento su tale questione. In particolare questo studio pone in risalto il fatto che molte vitamine sono si utili nonché essenziali al corretto metabolismo del nostro corpo, ma lo sono nelle giuste dosi. Ne l'eccesso ne il difetto sono benefici per l'organismo basti pensare che un'eccesso di vitamina C, anti ossidante contro i radicali liberi, può invece provocarne la formazione anziché la clearance. Eccesso di vitamina A nel feto può avere effetti teratogeni (provocare malformazioni), come del resto l'acido folico che in dosi eccessive ha il medesimo comportamento, questo significa che proprio prive di rischi non lo sono. Altro punto messo in risalto dall'articolo è il fatto che queste ammine vitali (etimologia della parola Vitamine) vengono assunte in quantità già adeguata con il cibo, perché allora buttarne dentro ancora?? In più queste forme vendute in farmacia hanno anche elevato tenore salino, ovvero contengono Magnesio Potassio Sodio, ioni che possono essere causa di ritenzione idrica e innalzamento della pressione sanguigna ed altri problemi. Perché lo si fa? generalmente la risposta è per tirasi un po' su in un periodo fiacco, giusto, ma non bisogna abusarne, e cioè prendere questi "farmaci" come se fossero caramelle.

sabato 25 aprile 2009

Chi smette è perduto...

E' la sacro santa verità, le belle cose molto spesso nascondono insidie e pericoli. Il bel fiore della foto appartiene alla pianta del tabacco denominato dai botanici "Nicotina Tabacum", le cui foglie sono consumate sotto forma di "bionde" da moltissimi individui nel mondo. E' notizia di Giovedì che uno studio epidemiologico su un campione di ex-fumatori che si sono sottoposti a trattamenti farmacologici per smettere di fumare sono molto più esposti nel contrarre una neoplasia buccale. Vien naturale pensare che non ci sia scampo per un fumatore, in ogni caso è cronicamente più esposto verso una serie di patologie gravi. Se continua fumare, ha alte probabilità di contrarre carcinoma polmonare, se smette, e per farlo aiuta la sua volontà con date preparazioni che si trovano in farmacia, ha alte probabilità di contrarre un cancro in bocca.
L'articolo poneva in evidenza il fatto che i preparati farmaceutici sotto forma di gomma da masticare contenti nicotina che hanno lo scopo di evitare crisi di astinenza al fumatore e di conseguenza possibile recidive (un po' come succede ai tossico dipendenti con il metadone come antioppiaceo) se consumati per lungo tempo espongono a gravi rischi. La nicotina, che ricordiamo essere un potente veleno ed insetticida, contenuta nelle gomme si ipotizza essere responsabile delle mutazioni geniche del gene denominato FOXM1 responsabile dello sviluppo della iperplasia maligna. Va detto che se vengono seguite alla lettera le istruzioni per la terapia e la stessa non viene protratta oltre il necessario non si dovrebbero avere conseguenze. Infatti, l'indagine sui campioni ha fatto emergere che tali individui hanno continuato a consumare le gomme alla nicotina anche per anni dopo aver smesso di tabaccare. A parere del tutto personale è più utile sottoporsi ad una terapia più seria di quella che prevede la somministrazione di un veleno nonché un'insetticida, tale terapia potrebbe prevedere l'uso della Vareniclina

venerdì 30 gennaio 2009

Pratiche Pagane

Qualche settimana fa ho subito le angherie del generale inverno, ovvero mi sono preso un bel raffreddore alla fine di un week-end molto movimentato. Spinto dalla disperazione causata dalla bruttissima sensazione di avere il naso chiuso e con il pensiero di passare, a causa di ciò, una notte insonne ho applicato su me stesso un rimedio della medicina popolare per alleviare quella insopportabile tortura. Sul punto di avere una crisi di nervi per non avere il mio fedele spray a base di corticosteroidi, mi è ritornato alla mente un passaggio di una lezione di Farmacognosia dell'anno scorso tenuta dal Prof. Ragazzi, il quale sosteneva che alcune popolazioni erano dedite all'uso di Peperoncino per alleviare i sintomi delle malattie da congestione nasale sniffando strisce di polvere di caspico ossia peperoncino. Ad onor del vero però il docente, dopo aver esposto questa usanza, per così dire pagana, si è detto scettico sul fatto che vi possa essere una base farmacologia precisa, ovvero che l'effetto di apertura del naso sia dovuto più ad un riflesso del tipo nocicettivo della mucosa (cioè l'epitelio reagisce rilasciando mediatori di costrizione perché quella sostanza è irritante) che non al potere intrinseco del preparato. 
La polvere del Peperoncino contiene molte sostanze importanti dal profilo alimentare e farmacologico, tra cui si ricorda, la capsaicina e una serie di altri alcaloidi e vitamine tra cui la più abbondante è la C (il che spiega il forte potere antiossidante di questa droga vegetale). La capsaicina è un alcaloide derivato dalla degradazione enzimatica di un acido grasso a lunga catena insaturo, ed esplica la sua attività biologica attivando i recettori Vanilloidi (VR1) presenti nella mucosa buccale. L'interazione causa attivazione di queste proteine canale per Na e Ca, due cationi che responsabili del potenziale di membrana delle cellule. L'eccessiva mobilitazione di questi due ioni causa desensibilizzazione della fibra nervosa e mancanza di rilascio del messaggero chimico per il segnale del dolore (sostanza P) che ha il compito di trasmettere l'informazione dolorifica ai centri superiori. Quindi dopo la botta dolorifica associata ad un forte aumento di calore e sensazione di bruciore iniziale, la bocca rimane insensibile ad ulteriori stimoli dolifici.
La mia esperienza di assunzione di peperoncino per via nasale è stato altrettanto dolorifica e devo dire che dopo pochi secondi dall'assunzione il naso era libero, ma non credo di poter descrive in maniera reale il dolore che ha comportato ciò. 
Al di la del puro fatto di assumere peperoncino contro il raffreddore, bisogna dire che a fronte delle innumerevoli proprietà culinarie che questa pianta presenta, si deve prestare la giusta attenzione nel fare questi esperimenti, in quanto la fisiologia insegna che un'eccessiva desensibilizzazione delle fibre dolorifiche è un fatto grave che può portare a non sentire il dolore eccessivo (riflesso di protezione) ed inoltre alla morte del neurone stesso con conseguenze gravi dato che queste importantissime cellule non si rigenerano. 
CAPSAICINA MOLECOLA

sabato 21 giugno 2008

Notte prima degli Esami....

Martedì scorso, nella notte, mi è capitata una cosa alquanto spiacevole dal punto di vista fisiologico.
Allora, partendo con ordine, per me, come per molti studenti patavini e non solo, è iniziata la sezione estiva degli esami.
Il mercoledì avevo un esame bello tosto, e la notte prima mi è venuto un attacco di Diarrea, e non in senso metaforico come qualcuno potrebbe pensare. Come di regola la notte prima degli esami si cerca di riposare il meglio possibile per poi essere carichi al 100 % l’indomani pronti, per così dire, alla battaglia. Ed invece è successo quello che mi fa girare di più le balle, l’attacco di dissenteria. Per la verità già dalla serata erano cominciate le prime avvisaglie negative dolori addominali ecc.
Mi sono documentato per bene, ed ora, anche se si tratta di un post non molto elegante nei contenuti voglio rendere partecipi tutti di questo fenomeno per così dire strano.
Da una punto di vista puramente fisiologico si può riassumere come una mancata composizione delle feci con perdita di liquidi e Sali minerali. Può essere causata da particolari ceppi batterici per esempio l’Eschericchia Coli che secerne una enterotossina che attiva una proteina (Guanilato ciclasi) che induce apertura di canali per il Cl- che defluisce nel liquido intestinale. Oppure da vibrione del colera la cui enterotossina provoca una marcata attività di un’altra proteina (Adenilato ciclasi) ma che comunque causa sempre attivazione dei canali del Cl-. Il denominatore comune a tutti i tipi di diarrea, batterica o non batterica, è la presenza di una gran quantità di elettroliti nel liquido intestinale. Questa elevata concentrazione di particelle osmoticamente attive causa perdita di acqua da Intestino tenue e colon, in quanto per effetto osmotico essa è richiamata per diluire il contenuto, con il risultato macroscopico di avere le feci liquide e non solide come di norma dovrebbe essere. Questo comporta effetti indesiderati come spossatezza e anoressia i meno gravi, fino alla ipopotassemia con shock e collasso cardiovascolare nei casi più gravi. Tornando a me, grazie al cielo che il mio compagno di stanza, sempre attento a questi problemi, teneva nella sua dispensa della Loperamide cloridrato, che per così dire ha messo una pezza alla mia pessima situazione. Questo principio attivo va ad agire sui recettori oppioidi murari dell’intestino rallentando la scarica dei nervi colinergici, quindi inibendo il rilascio di Acetilcolina (mediatori di contrazione chiamata peristalsi) e prostaglandine. Questo consente di rallentare il transito intestinale dei boli. Induce inoltre aumento di contrazione dello sfintere anale e quindi permette di ridurre incontinenza.

Tirando le somme, ho passato una notte alquanto movimentata.

Loperamide



sabato 1 marzo 2008

Un passetto in avanti contro la "Bestia"!!!



Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante nella ricerca di cure adeguate potenti e poco dannose verso tutti i tipi di Neoplasie che affliggono un numero elevato di individui. In molti tipi di tumori l’incidenza di sopravvivenza è nettamente migliorata grazie all’utilizzo di molecole selettive in grado di colpire solo la cellula Neoplastica (cancerosa) e non quelle sane. Si sta progressivamente passando dall’uso di Mostarde azotate (anticancro derivate da una gas bellico) e cis-platino, che provocano gravi e pesanti effetti collaterali, all’uso di farmaci specificamente studiati per colpire alcune strutture biochimiche precise della cellula malata. I nuovi traguardi di questa battaglia saranno di ridurre la cura di un cancro alla stregua di una febbriciattola di una paio di giorni di convalescenza. Questa strategia è cosa buona e giusta, ma la realtà è che siamo ben lontani dal raggiungerlo.

Per alcuni tipi di tumori in particolare, la battaglia è ad un buon punto, come nel caso delle NEOPLASIE MAMMARIE.

La settimana scorsa mi è capitato di leggere un articolo riguardante lo studio di un gruppo di ricerca su ANASTRAZOLO contro i tumori ormono dipendenti della mammella. Questo farmaco è un inibitore non steroideo dell’enzima AROMATASI in grado di attivare steroidi endogeni e di produrre ESTRADIOLO, l’ormone estrogenino femminile, che definisce i caratteri sessuli secondari della donna, come la crescita del seno. Se per qualche ragione, di solito di natura genetica, vi è un’iperproduzione di estradiolo, verrà stimolata una crescita anomala delle ghiandole secretorie del tessuto mammario. A proposito, una scoperta che mi ha lasciato senza parole che ho fatto qualche tempo fa studiando fisiologia è che queste cellule non sono altro che cellule ghiandolari sudoripare (tipo quelle ascellari), altamente specializzate a produrre latte materno.
L’Anastrazolo essendo un inibitore dell’Aromatasi impedisce che vi sia un’alta quantità di ormone in circolo e quindi in pratica previene un’eccessiva proliferazione cellulare caratteristica della neoplasia.
Ebbene, questi ricercatori hanno scoperto, da studi di natura statistica che Anastrazolo è utile oltre che per curare la neoplasia stessa anche per prevenire le ricadute.

Oggigiorno contro questa terribile forma tumorale che colpisce molte donne vi sono molte armi utili a disposizione dei medici, come ad esempio l’HERCEPTIN®. Si tratta di un anticorpo monoclonale (MAb) diretto contro il recettore denominato HER2 per un fattore di crescita che induce divisione è proliferazione cellulare a livello mammario. Questo MAb fa parte di quella strategia sopraccitata che consiste nell'attaccare con selettività altissima cellule tumorali. HERCEPTIN® lega HER2 impedendo al GROWTH FACTOR di indurre proliferazione, e allo stesso tempo consentono alle cellule della linea bianca del sangue di uccidere la cellula malata. L’unico inconveniente è quello di dover modulare con molta precisione la dose in quanto, HER2 è presente anche in misura minore anche nelle cellule sane.

Siamo ad un punto in cui la farmacologia ha reso possibile avere un elevato grado di sopravvivenza per tumori ormoni dipendenti come cancri Prostatici e Mammari, ma molti sono ancora i terreni inesplorati e molte sono le strategie da mettere a punto.

sabato 5 gennaio 2008

Io, ed il mio amico Neisseria meningitidis

Come molti di voi avranno potuto notare, nelle settimane e nei giorni antecedenti il natale, è scoppiata la paura per un'epidemia di meningite. Questo terrorismo mediatico ha colpito anche me ed alcune persone a me vicine. La sera di giovedì 20 dicembre ho ricevuto una telefonata da una mia compagna di corso in preda al panico dato che un suo compagno di collegio era stato ricoverato in terapia intensiva per meningite, ebbene, in quel momento ho pensato bene di prendere armi e bagagli e insieme al prode Matteo siamo andati a fare la profilassi (0.5g di antibiotico) antimeningococcica. Non contenti l'indomani ci siamo informati presso le asl del nostro paese per quel che riguardava il vaccino e il 31 dicembre siamo stati immunizzati entrambi (tanto per chiudere in bellezza il 2007!) . Ora dopo avermi informato su un po' di cose voglio mette in chiaro alcuni dettagli.
La meningite causata dal Neisseria meningitis-volgarmente detto meningococco C (nella foto) ha un tempo d'incubazione (il tempo che passa dal contagio ai primi sintomi) dai 2 ai 4 gg, i sintomi inizialmente possono essere scambiati come malanni di stagione. Infatti, si presenta con una cefalea molto forte, febbre alta e malessere generale. Con l'aggravarsi della patologia, e il progredire dell'infezione alle meningi, si va incontro a sepsi e a conseguenze molto molto gravi. Se l'infezione è presa in tempo una terapia antibiotica ad ampio spettro è sufficiente per riportare la situazione alla normalità. La trasmissione del batterio avviene per via aerea e per contatto con fluidi corporei tipo la saliva. (il batterio nel 10% della popolazione è quiescente in cavità nasale faringe e laringe.)
Il vaccino contro questo microbo è stato messo appunto qualche anno fa e risulta essere molto efficace. E' costituito da un oligosaccaride del gruppo C (meningococco) coniugato con la proteina Corynebacterium diphtheriae , CRM-197, che conferisce un alto potere immunogenico all'individuo sottoposto a trattamento. In pratica costituisce un'ottima palestra per i nostri globuli bianchi, in quanto, già dopo poco tempo dalla somministrazione viene rilevata un'alta concentrazioni di anticorpi circolanti contro il meningococco, e ultimo, ma non per grado di importanza, induce memoria immunologica. Questo è un fatto molto importante in quanto consente al nostro organismo di combattere l'infezione anche a diversi anni di distanza dalla vaccinazione a differenza del vaccino a base di siero del batterio che necessita di richiami frequenti. In teoria, l'individuo immunizzato con il vaccino coniugato non necessita di richiami frequenti anzi, dovrebbe essere coperto per un lungo periodo di tempo.
Il punto saliente della questione è il fatto che, il buon giornalismo è andato a farsi benedire da un bel pò di tempo e a causa di qualche zelante operatore del settore ora c'è un terrore generalizzato verso gli ambianti affollati, verso la patologia e tanto altro. Io non dico che bisogna sottovalutare questa malattia, ma nemmeno aver paura di andare in un luogo affollato, quindi se l'informazione avesse detto per filo e per segno quali sono rischi e pericoli di sicuro questo isterismo non ci sarebbe stato.

venerdì 2 novembre 2007

Morbo di Crohn

Qualche settimana fa, ero seduto in camera, e il mio amico Matteo ha fatto una domanda su che genere di malattia era il morbo di Crohn. In quel momento ci siamo messi a cercare sul libro di fisiologia medica se vi era qualche riferimento in merito, ma non siamo riusciti a trovare niente. Di li, si è insinuato un "tarlo" fisso nel mio cervello che mi ha spinto a documentarmi su cosa fosse questo genere di malattia. Tanto più che domenica scorsa quasi per caso ho letto una pubblicazione su nuove terapie per ridurre i disagi di questo morbo, ora, nel puro spirito che caratterizza questo blog, rendo partecipi anche voi di questa scoperta.
Il morbo di Crohn (chiamato così da medico che caratterizzò per primo questa patologia Bernard Burrill Crohn) è un'infiammazione cronica che colpisce l'apparato digerente. Teoricamente, può colpire un'area che va dalla cavità buccale, fino all'orifizio anale, ma la maggiore incidenza si presenta a livello intestinale, in particolar modo nella regione dell'ileo nel tenue. Tale infiammazione cronica è da imputare ad un'alterata risposta immunitaria dell'organismo umano verso antigeni (entità riconosciute come non proprie dal sistema immunitario) presentati dalle cellule della parete intestinale. Il sistema immunitario non riconoscendo come proprie queste strutture (antigeni) le attacca credendo erroneamente che siano dannose per l'organismo e questo innesca il fenomeno infiammatorio(flogosi). Come accade per varie altre gravi malattie, anche per il Crohn, non si conoscono esattamente le cause per cui, cellule della linea bianca si rivoltano contro il proprio organismo. Alcuni ricercatori ipotizzano vi siano motivi d’ordini genetici con la mutazione del gene che fa produrre l'antigene, altri attribuiscono a fattori ambientali come dieta e fumo la colpa. Fatto sta che questa continua aggressione da parte del sistema immunitario, provoca ISPESSIMENTO della parete intestinale con disordini d’assorbimento di principi nutritivi, vitamine e anche farmaci somministrati per via orale, con scompensi molto gravi a lungo andare, come steatorrea(presenza di ac. grassi non digeriti nelle feci) decalcificazione ossea e disordini nell'assorbimento del potassio. In aggiunta, quest’infiammazione e conseguente riparazione del danno con tessuto non specifico dell'intestino, chiamato tessuto fibroso, provoca modifica dei movimenti peristaltici con comparsa di dolori crampiformi, febbre, diarrea moderatamente grave.
La pubblicazione di cui accennavo sopra, verteva sul fatto che alcuni ricercatori impiegando cellule staminali emopoietiche (quelle del sangue) sono riusciti ad ottenere una remissione del 80% della malattia vale adire che in pratica il paziente si ritrova ad avere al massimo qualche lieve disturbo intestinale nulla di più. Questa scoperta è molto interessante, in pratica, dal sangue del paziente affetto da Crohn, sono state isolate le staminali, le quali, sono state fatte proliferare e poi rimesse nel paziente. Il tutto dopo che con una terapia farmacologica sono state distrutti i globuli bianchi responsabili dell'infiammazione. Non hanno fatto altro che resettare e fatto ripartire il sistema immunitario. Inoltre, sempre lo stesso gruppo di ricerca pensa che si possa arrivare alla remissione totale della malattia utilizzando staminali da un donatore esterno, escludendo possibilità che se il difetto delle cellule bianche sia genetico si ripresenti, ma questo è ancora tutto da valutare.
Questa è una terapia che dimostra le enormi potenzialità che le staminali offrono per una terapia cellulare a malattie croniche, la questione è puramente economica, per i finanziamenti alla ricerca, ed etica in quanto le staminali in generale scatenano un dibattito infuocato in vari ambienti della società.

venerdì 19 ottobre 2007

Varicocele

Salve, eccomi di nuovo all'opera.
Come promesso in precedenza, spendo un po' di tempo e un post per tentare di far capire ai ragazzi dai 15 ai 25 cos'è il Varicocele. Ovviamente, non essendo un andrologo non pretendo di dare una trattazione rigorosa al problema, ma cercherò di far capire 2 punti essenziali di questo problema:

  1. Spiegazione dal punto di vista fisiologico del problema in maniera semplice.
  2. Dare un punto di vista psicologico della questione.

I testicoli ricevono il sangue dall'arteria testicolare situata all'interno dell'addome; il sangue è quindi trasportato attraverso una serie di piccole vene all'interno di tutti e 2 gli emiscroti. Di qui il flusso sanguigno passa tramite la vena spermatica interna che lo riposta fuori, verso la cavità addominale. Il Varcocele, da un punto di vista fisiopatologico, è l'allargamento e dilatazione delle vene che risiedono nello scroto. La causa dell'insorgenza di questa condizione non è ben definita, taluni affermano che vi sia una debolezza delle valvole venose che controllano il flusso sanguigno nella regione, altri imputano la formazione di queste varicosità alla debolezza della parete venosa. Sta di fatto che questa PATOLOGIA è silente, vale a dire che nella maggior parte dei casi non da sintomi, in alcuni soggetti la formazione delle varicosità e la pressione del flusso sanguigno sul testicolo può causare al massimo fastidio, a cui il soggetto non da peso.
La percentuale di giovani affetti da questo disturbo è elevatissima, si calcola che 1 ragazzo su 5 ne sia affetto, ma non lo sa. E posso garantire che non è un'esagerazione in quanto, il sottoscritto ha subito un intervento in day hospital per tale patologia, e nella camera di degenza post-operazione c'erano altri 4 ragazzi come me che hanno subito lo stesso genere d’intervento, e per di più allo stesso testicolo. Già, perché 85% delle persone affette da varicocele lo presenta sul testicolo sinistro.
Questo disturbo NON deve essere trascurato in quanto, a breve termine non ci sono conseguenze degne di nota, ma a lungo termine può determinare conseguenze serie. Questo perché la gametogenesi(formazione degli spermatozoi) che avviene nei testicoli, richiede di una temperatura bassa(madre natura li ha messi lì apposta), e il sangue nelle varicosità provoca innalzamento di temperatura in situ con formazione di spermidi immaturi o poco mobili, in altre parole ridotta fertilità maschile. Che può sfociare addirittura in sterilità in età adulta.
Negli ultimi anni sono state messe a punto tecniche operatorie molto efficaci e poco invasive.
Qualche anno fa l'operazione richiedeva anestesia totale e minimo 3 giorni di degenza senza la possibilità di urinare, con gran disagio per il paziente, oggi, invece vi sono tecniche poco invasive che prevedono l'iniezione di un farmaco che sclerotizza le venule, oppure la chiusura della vena spermatica (intervento che dura 15 min in sala operatoria con una banale anestesia spinale, non totale).

Il secondo punto della questione è puramente psicologico. Un tempo finché c'era ancora la leva obbligatoria questo, disturbo era rilevato durante la visita a militare, ora che non c'è più, i ragazzi trascurano questo aspetto di loro. Mentre per le femminucce la prima visita specialistica viene fatta verso i 14 anni, i maschi sono lasciati in balia di loro stessi pensando erroneamente che sia sempre tutto apposto. Inutile affermare che in molti casi, questo è un pensiero sbagliato.
Poi il maschietto tende a vedere la vista andrologica come una cosa da vecchi e il suo ego da highlander, lo porta ad evitare di farsi visitare le sue cose intime.
Questo è un pensiero comune nei giovani (anche mio prima di ricredermi) e quello che mi preme far capire è che UNA VISITA ANDROLOGICA non intacca la mascolinità di nessuno. Quindi, a quelli che mi dicono "tanto a me non serve non ho nessun problema di sorta" io rispondo che non costa nulla farsi visitare ora, per evitare problemi in futuro!

mercoledì 10 ottobre 2007

Un rimedio contro i medici generici



I medici di famiglia, cosiddetti generici, sono la prima linea di difesa che una persona normale, non competente in campo medico, ha contro quelle che sono definite in gergo "magagne". Questi pseudospecialisti / medici sono persone che il più delle volte con la medicina vera e propria non hanno nulla a che fare. Ma come? Direte voi, sono dottori, coloro che curano. In teoria dovrebbe essere così, ma il più delle volte brancolano nel buio di un’ignoranza fatta di un inadeguato aggiornamento e di mancato amore per la propria professione e verso il prossimo bisognoso di cure. Questi "dottori " riescono a curare benissimo raffreddori vari, influenze e tutte quelle patologie di lieve entità che il più delle volte il paziente gli presenta, ma non appena si trovano di fronte a qualcosa che devia dalla normale routine non sanno letteralmente dove sbatte la testa. Questa constatazione la faccio su base mia personale in quanto, l’anno scorso ho avuto un problema che 1 ragazzo su 5 presenta in età giovanile e se non curato può portare problemi anche seri in età adulta (questo sarà oggetto di un futuro post.). Per venire al punto, questo mio problema l’ho scoperto perché, "io" ho insistito con il medico di base per effettuare una serie di accertamenti specifici. Cosa che ritengo molto strana visto che quello che deve insistere per il bene e la salute delle persone è proprio il medico. Non contento, poi, con tutti gli accertamenti in mano SECONDO LUI non c’era nulla di strano, che dovevo lasciare tutto com’era. Alla fine lo specialista cui mi sono rivolto ha consigliato una serie di terapie ed un piccolo interventino in day-hospital e le cose sono andate per il meglio.
La morale di questo post è di far capire che il medico di base è una persona cui affidarsi con metro critico, non pendere dalle sue decisioni, avere spirito critico verso ogni cosa che fa, dice o prescrive. In fin dei conti è una persona in carne ed ossa, e in buona fede può commettere errori che sta a noi scoprire.
In definitiva un ottimo rimedio contro i medici generici, o meglio, contro le loro talvolta errate decisione è la propria INTELLIGENZA e la propria CRITICA costruttiva verso il loro operato.