
Per tutti coloro che vogliono seguire le scoperte e le vicissitudini di giovane studente...!




Siamo o non siamo esseri pensanti superiori? A questa domanda si può dare una ovvia risposta, ovvero si, dato che sulla faccia del pianeta terra è la specie umana a dettare legge. Tutte le altre forme di vita, comprese quelle parassitarie, hanno sviluppato l'istinto di sopravvivere e di adattarsi alle condizioni più estreme che talvolta vengono perfezionate dall'uomo per migliore la sua condizione. Si da il caso che uno dei parassiti più odiosi dei nostri tempi si il cancro. Queste cellule a fenotipo mutato trovano sempre il modo di svincolarsi dall'assalto portato contro di loro dai farmacologi. Questo fenomeno si chiama resistenza all'agente citotossico. Esso viene ad essere attuato dalla cellula maligna per mezzo di strutture cellulari come ad esempio la Glicoproteina P, una proteina della membrana plasmatica delle cellule che in condizioni normali ha il compito di buttare fuori dall'ambiente cellulare quelli che in gergo vengono chiamati Xenobiotici, ovvero sostanze che potrebbero arrecare danni alla cellula. Questa proteina impedendo l'accumulo del farmaco non permette l'azione terapeutica. Per la verità si è scoperto che questa resistenza può essere contrastata efficacemente con il VERAPAMILE.


La peggiore cosa che possa capitare ad un uomo sessualmente attivo è di avere la possibilità materiale di consumare il rapporto, ma di non avere collaborazione da parte della sede anatomica addetta a tale funzione. Questo fatto odioso viene chiamato: disturbo erettile maschile, e più delle volte dipende da fattori psicologici, come ad esempio l’ansia da prestazione. In questo caso è una situazione effimera, e passa con la dovuta tranquillità e complicità con il partner.
In taluni altri casi, è dovuto invece a cause esogene al nostro organismo. Ci sono alcuni farmaci o molecole bioattive che possono indurre impotenza maschile. È il caso per esempio di quegli ammassi di muscoli che si vedono in giro per qualche palestra. Questi individui per raggiungere la forma fisica che desiderano non esitano a prendere STEROIDI ANABOLIZZANTI che come effetto collaterale, non te lo fanno più drizzare!
Questo, unito al fatto che le vene di deflusso sono compresse e chiuse, causa l’aumento di consistenza dell’organo. La stimolazione cessa quando interviene un altro enzima che inattiva il cGMP,
Principi attivi o no tutto parte sempre dalla buona vecchia e cara amigdala, nel senso che un individuo può prendere il sildenafil ma se non vi è stimolazione sessuale non succede nulla, in quanto come sopra citato la scintilla che mette in moto tutto il meccanismo è una scarica dei nervi erettivi.

Dalla chiacchierata tra amici in pizzeria uno spunto per un nuovo post.
Ad un certo punto della cena di sabato sera, è spuntato un discorso sui funghi allucinogeni. Lo so cosa state pensando, ho un compagnia di drogati, in parte potrebbe essere anche la verità. Scherzi a parte, dato che mi è stata rivolta un domanda sul tipo di sostanze contenute in queste DROGHE illegali nel nostro paese e sui loro effetti sulla psiche umana, voglio fare una carrellata di queste informazioni anche per il mio web.
Tali sostanze si possono ricondurre ad una grande famiglia denominata chimicamente allucinogeni a nucleo indolico. Questa classificazione racchiude tra le altre anche
Va detto che la conoscenza da parte dello sciamano delle minime peculiarità di ogni droga gli consente di non avere problemi che invece compaiono negli individui che ne fanno un largo abuso. Sembra inoltre che
Questo post ha solamente valore informativo, e il curatore sostiene la lotta contro l’abuso di psicotici, quindi BISOGNA DIFFIDARE DAL PRENDERE DROGHE VEGETALI POTENZIALMENTE PERICOLORE X IL NOSTRO ORGANISMO.
È la dose che fa il veleno… questa frase, nota ai più assidui frequentatori del mio blog, e pilastro della Farmacologia e Tossicologia moderne, in taluni casi non è la verità assoluta. Vi sono dei medicamenti a base di alcuni principi attivi che, evidenze sperimentali hanno dimostrato essere pericolose anche alle più basse dosi terapeutiche. Voglio ora farvi una breve panoramica su delle molecole che venivano santificate come miracolosi, panacea di tutti mali, salvo poi scoprire che erano le uniche responsabili di effetti collaterali spiacevoli, tra i quali.. la morte del paziente. Questi principi attivi sono i COXIBI, ossia inibitori selettivi di un’enzima chiamato cicloossigenasi seconda (COX-2). Questo biocatalizzatore endogeno dell’organismo umano è deputato alla trasformazione dell’acido arachidonico, componente delle membrane plasmatiche della cellule, che nei processi infiammatori viene liberato da un altro enzima chiamato Fosfolipasi A2.

Il fumo è una delle piaghe sociali più difficili da eradicare. Ogni anno molti individui nel mondo purtroppo passano a miglior vita a causa degli effetti tossici (comprovati!) causati a questo terribile vizio. Nonostante il predicare bene e razzolare male del Legislatore che tenta in ogni modo, con campagne pubblicitarie con tutti i mezzi possibili di scoraggiare l’inizio di questa mal’abitudine, ma incassa la tassa di concessione governativa sia per la produzione che per la vendita di questa droga d’abuso, l’età della prima sigaretta è in abbassamento e crescono anche il numero di coloro che si possono definire accaniti fumatori (più di un pacchetto al dì).
La farmacologia può essere d’aiuto per coloro che voglio uscire dal giro!
Fino a poco tempo fa la terapia principe per chi voleva smettere era tanta tanta volontà e cerotti transdermici a rilascio lento di dosi progressivamente calanti di Nicotina. Ricordiamo in questa sede che la nicotina è un potentissimo insetticida e tossina, ha la grave caratteristica di essere permeabile alla cute integra, cosa che per molte altre tossine non avviene. Se la quantità totale di nicotina in un pacchetto venisse messa in una sola sigaretta si avrebbe morte per collasso cardio circolatorio! Il razionale di questa pseudoterapia è quello di disabituare il corpo alla droga con quantità sempre più piccole fino a 0! Inutile dire che è una stupidaggine! Dato che se non c’è la volontà del paziente non funziona, inoltre si somministra una sostanza velenosa!
Durante il mio tirocinio formativo in farmacia ho scoperto che esiste un medicamento in commercio a base di una molecola che ha un’attività ben specifica e, cosa importante, non è un veleno. Inoltre sembra avere molta efficacia anche nei casi in cui l’individuo è talmente assuefatto che i cerotti non li sente nemmeno. Questa molecola si chiama Vareniclina, molecola organica azotata policiclica con elevata selettività e attività sui recettori Nicotinici a livello centrale (quelli per intenderci che provocano piacere quando si fuma.)
La molecola è farmacologicamente definita un’agonista parziale del recettore. In altre parole un’entità che attiva il recettore ma non in modo totale come fa la nicotina. Questa proprietà è molto importante in quanto essendo essa più affine della nicotina per il recettore, lo occupa, impedisce che si presentino sintomi di astinenza da fumo e al tempo stesso impedisce al principio attivo del tabacco di indurre la sua attività a livello centrale. Questo significa che se un fumatore prende
È chiaro che anche in questo caso la componente volontà gioca un ruolo essenziale, ma bloccando parzialmente (Agonismo parziale) i recettori nicotinici che attivano le vie mesolimbiche del sistema nervoso centrale della DOPAMINA (mediatore chimico del piacere) impediamo che nicotina assorbita tramite la via polmonare dia piacere. Se la fumata non provoca piacere presto o tardi non la si fa più!

Chi in vita sua non ha mai visto i Puffi… quei graziosi omini blu tanto simpatici con una gerarchia sociale ben precisa ed ovviamente nemici quali Gargamella e Birba. Ebbene, spulciando un libro di tossicologia penso di aver trovato il modo di evitare che questi esserini vengano continuamente inseguiti dal cattivone per farne una ministra blu. Scherzi a parte, voglio parlare di una patologia molto seria che induce problemi gravi potenzialmente letali, la sindrome del bambino blu (En: blue boy) detta anche; Metaemoglobinemia. Questa malattia risulta poter essere classificata in: forma ereditaria, quando nell’individuo vi è carenza di un enzima essenziale nel ciclo dell’emoglobina (Hb) (Metaemoglobina Reduttasi). Oppure in forma causale, in cui è causata da sostanze estranee che vanno ad alterare il normale ciclo redox del Hb. Il denominatore comune è la scarsa perfusione tessutale, o meglio lo scarso apporto di ossigeno a livello periferico con conseguente Cianosi (colorito bluastro della pelle) fino alle forme più gravi, nelle quali vi è un’elevatissima percentuale di Metaemoglobina con conseguenze letali per l’individuo. Fisiologicamente l’emoglobina è una proteina contenuta nei globuli rossi del torrente ematico che incorpora una struttura chiamata EME che coordina (lega) un atomo di Fe2+ il quale è deputato a legare una molecola di ossigeno. Per ogni emoglobina ci sono 4 EME, quindi vengono trasportate 4 molecole di O2 per ogni Hb. Il punto chiave è il Fe2+, il quale può venire facilmente ossidato a Fe3+ da agenti tossici e non, ed in quest’ultima forma non è più in grado di legare O2, quindi niente trasporto della molecola essenziale per la vita delle cellule a livello tessutale profondo. L’emoglobina che lega un Fe3+ anziché Fe2+ viene chiamata Metaemoglobina, di qui il nome della sindrome Metaemoglobinemia. Il nostro corpo si difende dalla presenza di questa forma inattiva usando un’enzima chiamato Metaemoglobina Reduttasi che ha il compito di mantenere in forma 2+ il Ferro. Nel caso in cui si abbia una Metaemoglobinemia casuale, l’enzima è tutto saturato e non riesce più a ridurre il ferro tanto che i valori di questa emoglobina non attiva schizzano velocemente fino al 70% del totale, con problemi gravi e potenzialmente letali per l’organismo. Per fortuna esiste un antidoto interno specifico che si chiama blu di metilene, un colorante. Questa molecola è appunto un colorante poco tossico per l’uomo che si è dimostrato molto efficace nel trattare questa sindrome se per fuso in vena tramite via endovenosa. Anche il blu di metilene viene ridotto in forma blu di LEUCOmetilene dalla metaemoglobina reduttasi, il fatto importate è che in piccola quantità riesce ad abbassare a livelli accettabili la quantità di metaemoglobina così da consentire la sopravvivenza dell’individuo.
Vi sono molti agenti tossici che possono causare questa patologia tra cui ricordiamo NOx prodotti da motori a scoppio O3 ozono inquinate dell’aria, Metalli di transizione, NO3- inquinanti delle acque e molte classi di farmaci tipo il Cloramfenicolo antibiotico, ed in generale tutti quegli agenti che inducono ossidazione del Ferro 2+.
BLU DI METILENE

Tra strategie che Madre Natura ha elaborato nel corso dell’evoluzione delle specie, per la sopravvivenza dai predatori, ve n’è una di molto interessante e allo stesso tempo diabolica.
Per la verità, la strategia che tra poco vi illustrerò è una combinazione di stimoli visivi e biochimici per l’aspirante predatore.
Danaus Plexippus è il nome scientifico per una meravigliosa farfalla denominata volgarmente
È proprio questa la genialata di Madre Natura, il bruco della Monaca è completamente insensibile agli effetti velenosi di questi composti, tanto che li concentra in se stesso, e se uno sventurato predatore (o pirla oserei dire!!) mangia il bruco si intossica con possibili conseguenze letali. Se per caso non ci lascia le penne, la volta successiva che vede un bruco di quella morfologia li associa i colori al malessere che ha provato la volta precedente e ci pensa bene prima di rimangiarlo.
In questo modo il bruco si nutre, cresce ma al tempo stesso si difende con la strategia dei colori e dei composti velenosi.
Chi di noi non ha mai bevuto un caffè in vita sua!?
La risposta è semplice, tutti noi, anche solo un volta hanno bevuto una tazza di un liquido nerastro con in flessioni marroni prodotto con un processo fisico chiamato; distillazione in corrente di vapore, sia esso eseguito con la normale Moka da casa o la più professionale macchina da espresso al bar. Si possono distinguere delle categorie di consumatori di questo stimolante centrale, che potremmo definire una droga d’abuso perfettamente legale. Vi sono quelle persone che consumano oltre le 3 tazzine al dì, quelle che ne consumano al massimo una o due ed infine quelle come il sotto scritto a cui il caffè provoca nervosismo, irrequietezza ed altro che in talune occasioni sono costrette ad assumerlo per tirare avanti come si sul dire!
Sono venuto in possesso di un articolo scientifico pubblicato da AMES (chi di voi fa scienze biomediche lo conoscerà di sicuro per il suo test sulla GENOTOSSICITA’) nel
· POSITIVI AL TEST DI GENOTOSSICITA’:
§ Acetaldeide / Benzaldeide / Benzofurano / Benzene / Benzo(a)pirene / Etilbenzene / Catecolo / Acido Caffeico / Limonene /Dibenzoantrachinone / Formaldeide / Furano / Etanolo / Idrochinone / Furfurano / Perossido di idrogeno / Stirene / Toluene / Xilene.
Questi composti NON sono contenuti naturalmente nel chicco di caffè ma si vengono a produrre durante la tostatura e la torrefazione a cui il seme viene sottoposto, in pratica sono prodotti di combustione.
D’altro canto non bisogna allarmarsi, l’uomo cosce il caffè da molto tempo e non si è mai visto nessuno morire di cancro indotto da caffè. Ma il rischio esiste, e se rimane tale è solo perché l’organismo umano è una macchina eccellente in grado di neutralizzare tutti i pericoli sopraccitati con grande efficienza. Bisogna solo fare in modo di mantenerlo in perfetta efficienza, e questo lo si fa con una dieta corretta e con uno stile di vita sano.
Tra le bevande che il genere umano è uso bere sin dai tempi più remoti c’è il vino, il succo fermentato dell’uva. In epoche passate questo liquido è stato glorificato e demonizzato, studi recenti hanno evidenziato la presenza tra le innumerevoli componenti, talune ad effetto terapeutico verso l’organismo umano. Con questo post voglio evidenziare luci ed ombre di questa bevanda.
Studi epidemiologici su alcune popolazioni francesi delle anomalie che hanno portato a formulare il cosiddetto “Paradosso Francese”: in pratica, in una data quantità individui è stata riscontrata un’elevata concentrazione di lipoproteine (le proteine atte a trasportare Colesterolo e trigliceridi nel torrente ematico) dannose per il sistema cardiovascolare, ma una bassissima incidenza percentuale di morti causate da patologie al sistema cardiovascolari connesse con la presenza di queste particelle del sangue. Questo fatto è molto strano, tanto che alcuni tossicologi hanno condotto ricerche specifiche e sono arrivati a delle conclusioni sorprendenti. In pratica è stato rilevato che la bassa incidenza di questi disordini cardiovascolari è dovuto all’assunzione di modeste quantità di vino. O meglio, l’assunzione di modeste quantità di vino porta all’assunzione di composti chimici naturali con un forte potere protettivo nei confronti del sistema cardiovascolare gli ANTOCIANI (antiossidanti) e il RESVERATROLO (anti epatotossico, e antiossidante potente). Gli antociani sono dei pigmenti naturali che donano il colore rosso per esempio anche alle rose, mentre il resveratrolo è un FITOALESSINA. Una fitoalessina è un composto che la vite produce per proteggersi dalle infezione da parassiti e per rallentare la crescita di piante infestanti.
Il rovescio della medaglia è l’alcool etilico contenuto nel vino. L’alcool Etilico come tale, è un agente tossico per il nostro organismo, in quanto provoca azioni marcate a livello dell’encefalo. Ma esso risulta tossico anche quando il nostro metabolismo lo trasforma per poterlo espellerlo più facilmente. Infatti la sua in attivazione metabolica passa per dei composti come l’acetaldeide e l’acido acetico irritanti e corrosivi per le cellule, immaginate dunque, i danni subiti dal fegato (organo deputato alla detossificazione) dopo qualche bicchiere di buon vino.
Tirando le somme di questa discussione, il vino come tale ha effetti positivi uniti ad effetti negativi, quindi, è da prendere alla lettera l’assioma: l’unica cosa che distingue un cosa utile all’organismo da una veleno è
Martedì della settimana appena trascorsa il TG1 ha passato, stranamente, una notizia di alto tenore scientifico. Dico stranamente perché ormai tutti siamo saturati per non dire nauseati dalla politica di cui sono intrisi tutti i principali notiziari. Ebbene, la notizia in questione, è davvero degna di nota, per due ragioni fondamentali. La prima è che a condurre questa ricerca e fare la scoperta di cui parlerò sono stati 2 gruppi di ricerca italiani e risiedenti in Italia. In un tempo in cui anche il più umile Dottorando aspira a migrare verso altri paesi, questa è una lieta novella. Ed in secondo luogo perché la scoperta coinvolge la cara vecchia ed utilissima aspirina®.
Alcuni gruppi di ricerca dell’università di Torino e di Parma hanno sintetizzato una molecola Aspirino-simile, che ha evidenziato la mancanza totale di effetti tossici a carico dello stomaco. Attualmente se un individuo deve prendere l’aspirina® per ridurre al minimo le possibilità di effetti dannosi allo stomaco o ricorre a forme farmaceutiche gastroprotette oppure prende il farmaco a stomaco pieno. Invece, se la nuova molecola sintetizzata verrà approvata e immessa in commercio, si potrà prendere tranquillamente senza pericoli di avere problemi allo stomaco. Questo è reso possibile grazie all’inserimento di un gruppo chimico particolare nella già pur valida aspirina®. Il gruppo in questione si chiama “Nitro derivato di una catena carbonilica” (credo sia arabo per i non esperti!) in pratica è lo stesso gruppo chimico che caratterizza la classe di farmaci definiti vasodilatatori. Dalla fusione di aspirina® e questo gruppo chimico particolare è nota una molecola che non presenta la tossicità caratteristica di aspirina ed antinfiammatori non steroidei in generale. Il meccanismo per cui non provoca effetti indesiderati si esplica tramite il rilascio di NO( monossido si azoto), mediato da proteine che presentano attività riducente, il quale è un potentissimo mediatore di vasodilatazione endoteliale. Grazie a questo NO, i capillari che irrorano la parete dello stomaco sono più efficienti nel flusso di sangue, viene incrementato il rilascio di muco (che protegge le cellule dalla degradazione) e di bicarbonato che neutralizza l’ambiente estremamente acido dello stomaco. Questi ultimi due meccanismi sono inibiti dall’aspirina®, in quanto essa inibisce le prostagrandine che presiedo al rilascio delle due componenti sopraccitate importanti per la protezione. Oltre a questo effetto benefico sullo stomaco la “nuova Aspirina”, avendo nella molecola un gruppo donatore di NO ha degli effetti benefici a livello del sistema cardiocircolatorio.
Se qualcuno fosse interessato a maggiori chiarimenti o al file PDF con l’intero articolo se ne può discutere.

Una settimana fa, ho iniziato a trattare un argomento che definisco interessante, e giusto per terminare questo filone, cercherò di concludere il discorso sui vari modi con cui le forze armate possono portare a termine degli attacchi spaventosi verso le truppe avversarie e purtroppo anche contro i civili.
Tra i vari aggressivi chimici citati nel post “attacco chimico” ve ne sono due di tristemente famosi per essere passati alla storia come composti utili in quelli che sono denominati ordigni incendiari. Sono il NAPALM e i FOSFORO BIANCO.
Lo sviluppo e la scoperta del potenziale di queste sostanze, come il solito è avvenuto durante il secondo conflitto mondiale, di li, anche in questo caso vi è stata una costante corsa alla scoperta della formulazione più opportuna per essere letale.
Il Napalm (acronimo che sta per NAftoico e PALMitico), viene anche chiamato gel incendiario, è tristemente famoso per essere stato usato su larga scala per stanare i Vietcong dalle trincee durante la guerra in Vietnam. Furono i tedeschi nel
Il fosforo bianco P4 è una forma allotropica del fosforo molecolare (allotropismo significa stessi atomi ma forma cristallina diversa es: carbonio = grafite (matita) o Diamante (per le donzelle)) esso a contatto con l’O2 atmosferico da origine all’anidride fosforica (P2O5) che a contatto con l’acqua provoca la formazione di acido fosforico H3PO4. Questa ultima reazione sviluppa un’enorme quantità di calore, in altre parole s’incendia. Quindi se il fosforo bianco viene a contatto con la pelle umana che presenta una certa quantità d’acqua si auto accende con conseguenze letali per lo sventurato.
I cultori di cinema ricorderanno sicuramente le scene famose di Apocalypse Now di Forrest Gump in cui il Napalm fa la sua comparsa.
C’è da ricordare che dalla fine degli anni 90 il Napalm è al bando, le ultime bombe sono state sganciate in aree desertiche a scopo dimostrativo e commemorativo. Discorso diverso per il FOSFORO BIANCO, gli esportatori di democrazia per mezzo delle armi lo hanno utilizzato per attacchi contro le roccaforti terroristiche. Ora, è vero che viviamo in un mondo in cui per parafrasare un gruppo metal If you want a peace prepare for war, ed è altresì vero che i terroristi non hanno regole né onore, ma l’utilizzo di questi composti è un fatto immorale per qualunque paese che si può definire civile.
Salve a tutti.
Nel mezzo del cammin di questo blog mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita…. No! non mi sono dato alla letteratura, anche se devo dire che Dante mi piace molto. Con il celebre inizio della divina commedia, voglio dire che è da molto tempo che con pubblico qualcosa di pseudo scientifico. Questo a causa di NOIE e FASTIDI vari. Ora cercherò di rimettere in carreggiata questa situazione.
Qualche tempo fa mi è capitato di discutere con un’amica, mentre ripassavamo farmacologia, del ruolo che
Ora voglio spiegare anche a voi come funziona un gas nervino, tanto più che, alcuni farmaci ANTITUMORALI, e un ANTIGLAUCOMA hanno delle analogie molto spiccate con le molecole che erano usate durante una battaglia in quello che è definito attacco chimico. Dal 25 aprile del 1915 quando a Ypres in Francia per la prima volta l’esercito tedesco impiego Cl2 come gas asfissiante, vi è stata una costante corsa allo studio di nuovi e più micidiali composti in grado di essere impiegati sul campo di battaglia. Dalla fine della seconda guerra mondiale si sono sviluppati i cosiddetti GAS NERVINI, vale a dire dei composti che vanno ad interagire specificatamente con alcuni elementi del sistema nervoso autonomo di un essere umano. In verità questi composti erano stati studiati inizialmente come pesticidi, ma per sfortuna, ed io aggiungerei, come sempre! la “bestia” uomo ha trovato il modo di usarli contro i propri simili. Queste molecole, di cui fa parte il gas Sarin (sotto riportato), tristemente famoso per il suo impiego per scopi terroristici, sono in grado di bloccare IRREVERSIBILMENTE (avviene una reazione chimica tra il fosforo del gas e il sito catalitico dell’enzima, senza possibilità di poterlo riattivare in tempi compatibili con la vita) un enzima (Acetilcolinesterasi) deputato all’inattivazione del neurotrasmettitore Acetilcolina. Questo messaggero chimico a livello delle terminazioni nervose autonomiche media un’infinità d’azioni, di cui una delle più importanti è l’induzione di BRADICARDIA (rallentamento del battito) a livello cardiaco. In condizioni normali appena arriva l’acetilcolina si ha l’effetto e subito dopo è inattivata da Acetilcolinesterasi, dopo avvelenamento da sarin o analoghi rimane attiva e continua la stimolazione, inducendo un rallentamento tale da fermare il cuore. Fortunatamente esistono degli antidoti che se somministrati in tempo possono evitare le conseguenze letali. Per prima cosa viene fatta un’iniezione intracardiaca di ATROPINA (antagonista competitivo dei recettori muscarinici per l’acetilcolina) per far cessare la stimolazione del neurotrasmettitore, poi è somministrato il 2-PAM che è in grado, sempre grazie ad una reazione chimica, di riattivare in tempi brevi l’enzima.
Il Pensiero etico mio è che si dovrebbe porre al BANDO seriamente questo tipo di armi purtroppo le superpotenze e anche i paesi in via di sviluppo mascherano con la scusa della ricerca scientifica la produzione di molte tonnellate l’anno di queste molecole, come deterrente
La pianta che potete notare nel disegno si chiama Atropa Belladonna, è molto velenosa, ma da essa si ricavano numerosi composti molto utili come medicine. Questo post è dedicato non tanto ai principi attivi di questa droga vegetale, ma alla scoperta che ho fatto qualche giorno fa leggendo un libro sulle erbe che la mia mamma tiene in libreria. Partendo con ordine, l’Atropa Belladonna è una pianta spontanea ma sporadica fra i cespugli di boschi di latifoglie. È una pianta erbacea perenne alta più o meno un metro e mezzo, presenta dei bellissimi fiori rosso-vinosi, delle foglie abbastanza ampie ed infine dei frutti scuri che possono essere facilmente scambiati per bacche selvatiche commestibili.
Questo arbusto spontaneo è stato chiamato belladonna in quanto le gentildonne veneziane in epoche passate sfruttavano l’effetto midriatico (dilatazione della pupilla per rilassamento dei muscoli dell’iride per blocco dei recettori per il neurotrasmettitore acetilcolina che provoca contrazione della muscolatura) per rendere più luminosi gli occhi ed apparire così più affascinanti.
Uno dei principi attivi presente nella pianta è la ± Josciamina (Atropina) (disegno alla fine) responsabile degli effetti farmacologici per la quale è stata studiata. In verità l’Atropina è un veleno in dosi massicce, l’intossicazione può avvenire per ingestione delle bacche, dei fiori oppure tramite assunzione di carne di qualche animale che incautamente ha mangiato l’arbusto. Solitamente con una dose maggiore di 10 mg sopraggiungono allucinazioni delirio e coma. Viene impiegata per controllo di stati spastici, nevralgie e per controllare le secrezioni ghiandolari qualora ve ne fosse bisogno. Il fatto interessante che ho scoperto è che se un individuo presenta i sintomi di avvelenamento da questi composti, in attesa di ospedalizzazione la situazione può essere controllata con la somministrazione di bevande tanniche, caffé forte e carbone vegetale. Questi rimedi alla portata di tutti permetto di non far assorbire il veleno che è ancora presente nel tratto digerente in quanto: le bevande tanniche (Il the) contengono tannini (acidi di e tri gallici) che formano un sali insolubili che non permetteranno il passaggio in circolo dell’atropina, il caffé alza il tono del sistema nervoso centrale, e il carbone vegetale assorbe fisicamente il veleno e impedisce la sua entrata in circolo.
Con questi rimedi alla portata di tutti si possono evitare conseguenze molto gravi per lo sventurato. Questo non significa che l’antidoto per l’atropina è il The, ma che si può intervenire in maniera molto efficace e poco impegnativa, con mezzi semplici, fino all’arrivo del personale competente in queste cose.
Salve a tutti...