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sabato 12 dicembre 2009

A new drug...


Uno dei farmaci più usati nel mondo cosiddetto industrializzato? Il Warfarin (nome commerciale Cumadin) ovvero un principio attivo scoperto molti anni fa' quasi per caso, essere un efficiente anticoagulante. Esso è un antagonista della vitamina K, co-fattore essenziale per la produzione di tutte quelle proteine deputate a mantenere la normale coagulazione del sangue. A causa di molti fattori, sia esogeni che endogeni l'equilibrio naturale se perturbato verso un eccesso di forza coagulante può portare a conseguenze molto serie come ad esempio trombosi venose profonde infarti o ischemie. Per riportare la situazione alla normalità, fino a qualche tempo fa il medico aveva un solo potente strumento, il warfatin. Esso però, se da un lato è estremamente efficace, dall'altro ha notevoli e spiacevoli effetti indesiderati (indurre emoraggie ecc) e la sua concentrazione nel plasma sanguigno subisce notevoli variazioni in funzione dell'alimentazione e dello stile di vita. Infatti il paziente deve eseguire dei piccoli test sul grado di coagulazione del sangue per aggiustare la dose in modo efficace. La sfida è mandare in pensione questa farmaco e di dare al medico qualcosa di più potente e meno problematico. La ricerca in questo campo ha fatto passi da gigante. Sono state scoperte molte molecole con ottima potenza e che vanno ad interagire in un punto preciso della cascata coagulativa a differenza del warfarin. Tra quest'anno e il prossimo dovrebbero vedersi i frutti di queste ricerche, in quanto sono in procinto di ottenere l'autorizzazione all'immissione in commercio alcuni medicinali industriali che dovrebbero piano piano sostituire il warfarin come ad esempio di Pradaxa della Boehringer Ingelheim (molecola in basso), questo è un ottimo punto di partenza per il futuro e vi sono tante multinazionali del farmaco che dedicano ingenti risorse per sviluppare questa strategia non bisogna allentare la presa.

martedì 25 agosto 2009

Malinformazione o Malasanità!?!?



La più grande sperimentazione clinica del secolo.... quella che stiamo vivendo da alcuni mesi e cioè da quanto è spuntato dal nulla un nuovo ceppo virale di influenza, quello che i virologi hanno nominato Influenza A. Dal momento in cui qualche giornalista o presunto tale ha iniziato a sconvolgere giornali e telegiornali con il tipico allarmismo di un individuo che non ne capisce un'acca di ciò di cui sta parlando, vi è stata una cosa all'approvvigionamento della presunta panacea di questo male ovvero l'antivirale OSELTAMIVIR (immagine in basso). Ora che ci si è accorti che la pandemia non è per il momento reale, si cominciano a fare i conti con il lato oscuro della cura per questo virus. Mi è capitato di leggere un articolo abbastanza sconvolgente che avvalora del tutto quelli che erano i miei sospetti iniziali. WHO (world health organization) ha raccomandato che le gli individui sani che contraggono la malattia siano tenuti sotto stretta osservazione ma non sia somministrato il farmaco. Se ci pensate, la cosa è sconvolgente, fino a poco tempo fa tutti lo raccomandavano, ora ne diffidano l'utilizzo. Il tutto perché con l'enorme assunzione del farmaco, come sempre si sono presentati anche gli effetti collaterali che durante gli studi clinici non sono stati rilevati. Questi side-effects vanno dalla banale insonnia al già più grave aumento della frequenza respiratoria per poi scadere nei letali problemi cardiocircolatori. Ma l'avviso della pericolosità che molti illustri clinici prevedevano è stato pubblicato solamente quando vi sono scappati i primi due morti la cui causa non è il virus ma le complicanze subentrate dopo la somministrazione del farmaco. Troppa fretta, si è visto che il farmaco è efficace e subito giù darlo come se piovesse. Ora io non sono un virologo, ma qualcosa di farmaci ne capisco e mi chiedo; dato che è un ceppo virale influenzale seppur più aggressivo ma sempre influenza, che bisogno c'è di scomodare un farmaco che tra le altre cose costa molto? non è più comodo e meno oneroso prendere del paracetamolo per controllare la febbre e fare qualche giorno di assoluto riposo? Risultato di questa campagna mediatica sono 2 morti, 418 casi di reazioni avverse al farmaco, il divieto di somministrarlo al di sotto dei 5 anni e la gente che ti viene a rompere le balle in farmacia con le domande idiote; ma è possibile prenderlo senza ricetta? E' un farmaco che previene la malattia? Con questa campagna di disinformazione ora si crede che sia un farmaco alla pari dell'aspirina o di un integratore ma soprattutto nessuno ha capito che solo i vaccini prevengono le malattie e che questo farmaco lo si prende solo in caso di estrema necessità.

martedì 28 luglio 2009

Salvia buona o Salvia cattiva


E' noto a molte persone che alcune civiltà precolombiane erano dedite a riti pagani in cui un sacerdote, o per meglio dire, uno sciamano usava tutta la sua conoscenza della botanica per pratiche religiose. Vi sono molti esempi tra cui, Maya ed Aztechi usavano il Mescal e i funghi allucinogeni alla psilocibina, alcune popolazioni indigene dell'Amazonia erano dedite all'uso delle Rane la cui pelle forniva un potentissimo allucinogeno. Gli Indios Mazatechi originari del Messico hanno imparato ad usare una pianta spontanea il cui nome comune fa pensare a tutto fuorché alla droga allucinogena, la SALVIA. Il nome botanico è Salvia DIVINORUM, essa fa parte della famiglia delle Labiatae, ed il fatto stesso che in latino salvia significa "salvezza", "salvare" può indurre erroneamente a pesare che questa specie si possa tranquillamente usare come sostitutiva della normale Salvia Officinalis, per intenderci quella che viene usata in cucina. Nulla di più sbagliato, questa pianta originaria del Messico contiene un potentissimo allucinogeno non alcaloide chiamato Salvinorina A. Il periodo in cui questa pianta presenta il quantitativo massimo di quello che può essere chiamato senza ombra di dubbio metabolita secondario è l'estate in cui le temperature elevate contribuiscono alla produzione della molecola.
La Salvinorina A è farmacologicamente definita come kappa agonist receptor in altre parole una molecola che provoca attivazione dei recettori chimati kappa per le sostanze oppiodi (es. Morfina), chimicamente si distingue dai classici allucinogeni tipo LSD o Mescalina in quanto come già detto, essa NON è una sostanza azotata, chiamata tecnicamente alcaloide, ma è un diterpenoide. Ha la peculiarità di riconoscere selettivamente i recettori k senza attivare gli altri sottotipi di recettori per gli oppiacei. Attivando i recettori citati pocanzi, induce delle potenti allucinazioni dissociative con il risultato di alterare completamente la percezione della realtà da parte dell'individuo. Sulla base di ciò, lo sciamano utilizzava le foglie di salvia fresche per curare i mali delle persone. La somministrazione segue un principio geniale, facendole masticare al malato, il principio attivo contenuto veniva liberato ed assorbito nel sublinguale, lo stato di allucinazione doveva permettere al "male" di uscire dal corpo. Oppure in altri rituali lo sciamano stesso si autoinduceva allucinazioni fumando le foglie.
Ai farmacologi, che conoscono questo composto sin dagli anni 80, è venuta l'idea di usare questa molecola come modello di partenza per lo sviluppo di ANTAGONISTI (sostanze che non attivano e non permettono l'attivazione al recettore k), questa ipotetica nuova classe di farmaci verrebbe utile nel trattamento non convenzionale di stati di psicosi allucinativa o schizofrenica.

NB: Il post non intende assolutamente promuovere il consumo di questa droga d'abuso, che per l'ordinamento italiano è ILLEGALE, nonché molto pericolosa per la salute umana. L'intento del moderatore è di informare sui i rischi che l'abuso di sostanze stupefacenti comporta.

mercoledì 1 luglio 2009

Parola d'ordine: NON resistere...!

Siamo o non siamo esseri pensanti superiori? A questa domanda si può dare una ovvia risposta, ovvero si, dato che sulla faccia del pianeta terra è la specie umana a dettare legge. Tutte le altre forme di vita, comprese quelle parassitarie, hanno sviluppato l'istinto di sopravvivere e di adattarsi alle condizioni più estreme che talvolta vengono perfezionate dall'uomo per migliore la sua condizione. Si da il caso che uno dei parassiti più odiosi dei nostri tempi si il cancro. Queste cellule a fenotipo mutato trovano sempre il modo di svincolarsi dall'assalto portato contro di loro dai farmacologi. Questo fenomeno si chiama resistenza all'agente citotossico. Esso viene ad essere attuato dalla cellula maligna per mezzo di strutture cellulari come ad esempio la Glicoproteina P, una proteina della membrana plasmatica delle cellule che in condizioni normali ha il compito di buttare fuori dall'ambiente cellulare quelli che in gergo vengono chiamati Xenobiotici, ovvero sostanze che potrebbero arrecare danni alla cellula. Questa proteina impedendo l'accumulo del farmaco non permette l'azione terapeutica. Per la verità si è scoperto che questa resistenza può essere contrastata  efficacemente con il VERAPAMILE.
Altro meccanismo utile alla Neo-cellula per resistere è quello di utilizzare gli enzimi endogeni per riparare i danni al genoma della cellula in modo da prolungare la vita della stessa. Un genoma della cellula danneggiato porta a morte della stessa. Ora, ricordando che la maggior parte dei farmaci più efficaci per la cura del cancro è diretta contro di esso. E' facile pensare che se un farmacologo scopre il modo di rallentare o abolire questa riparazione dalle cellule malate, riesce ad ottenere un'azione più pesante dei farmaci di prima linea contro il DNA di conseguenza regressione tumorale. La notizia è di qualche giorno fa, la molecola che vedete all'inizio del post ha ottenuto enormi risultati contro i tumori di origine genetica e per di più resistenti ai trattamenti normali come quello al seno o alla prostata. Olaparid agisce contro l'enzima PARP (poly-ADP-ribose-polimerasi 1) che è responsabile della riparazione dei danni al patrimonio genetico cellulare. La strategia è semplice, usare questo genere di molecole per bloccare la riparazione del DNA in cellule malate di modo che esse possano subire morte cellulare programmata o comunque non possano riprodursi. In poche parole questa terapia non è di prima linea contro le cellule maligne ma di supporto affinché la CAMTOTECINA il TASSOLO, o il CIS-PLATINO possano fare il loro lavoro indisturbati. 
Questa scoperta fa ben sperare in quanto, se si legge il significato profondo che essa porta con se, si può capire che vi sono molte altre scoperte da fare sui meccanismi di formazione e sopravvivenza delle Neoplasie che permetteranno in futuro di avere armi sempre più efficienti e precise.

sabato 23 maggio 2009

Sunitinib


La ricerca e lo sviluppo di nuove terapie contro uno dei mali peggiori che si possano contrarre non conosce sosta. E' un continuo rincorrersi nuove sperimentazioni qualche fallimento e molti passi in avanti. Una buona notizia per i pazienti oncologici italiani è che da dicembre sarà disponibile, quale arma contro alcune neoplasie del tratto digerente e renali, una nuova molecola nata dalle ceneri di una sperimentazione clinica fallita. La nuova arma si chiama Sunitinib (struttura in basso), entrerà in commercio con la pretesa di combattere forme metastatiche gastointestinale e renali per dar modo all'individuo affetto da tali patologie di estendere la sopravvivenza. Sunitinib è un farmaco a basso peso molecolare (piccole dimensioni) capace di inibire selettivamente alcune proteine essenziali per la crescita di cellule a fenotipo mutato. Questi motori molecolari sono le cosiddette Tirone Kinasi (TK), ovvero enzimi che inviano segnali di crescita e di divisione alle cellule. Nell'ambito dello studio genetico delle cause della iperproliferazione maligna, i biologi hanno scoperto una mutazione del gene che porta all'espressione delle Tirosina Kinasi questo comporta la sintesi da parte della cellula di enzimi che presentano un'attività molto più elevata del normale, da qui la formazione della massa maligna. In più queste entità mutate rendono più difficile l'attivazione dei meccanismi difensivi di morte cellulare programmata. La molecola sotto presentata, è un inibitore competitivo per le TK ossia interagendo con esse, impedisce che i segnali chimici che l'organismo invia vengano tradotti in una risposta proliferativa, impedendo lo sviluppo del tumore ( inibendo l'azione del FLT3 fattore proliferativo) ed affamando la massa andando a bloccare la neoangiogenesi (inibizione di VEGF fattore pro neo vascolarizzante) impedendo che le cellule malate siano rifornite di nutrienti.
In tempi in cui vanno di moda le terapie geniche, con vettori virali o con anticorpi monoclonali o altre interessantissime strategie biotecnologiche, le care vecchie molecoline totalmente di sintesi chimica non deludono mai, anche se la loro efficacia è effimera. 







venerdì 28 novembre 2008

Il Generale Inverno....


In tempi bui e tempestosi come quelli che, meteorologicamente parlando, stiamo vivendo tornano di moda, per così dire, influenza raffreddori e tutte quelle magagne che i medici e i media etichettano come "di stagione". Con esse purtroppo rispuntano tutte le vaccate possibili ed immaginabili per quel che riguarda terapie ed altro per farle decorrere senza problemi. Ora, non è assolutamente compito mio fare da inquisitore, ma cercherò di fare una panoramica sommaria su cosa c'è di più sbagliato in alcuni comportamenti che la stragrande maggioranza di persone adottano. Dico sommaria perché un quadro completo mi richiederebbe vari giorni di lavoro.
In prima cosa il fai da te. In non ho nulla contro chi pensa di sapersi curare da solo, anzi tutto il mio rispetto, ma in alcuni casi l'inconsapevolezza di fondo sulla questione causa l'effetto opposto di quello desiderato. Mi riferisco a tutte quelle persone che curano l'influenza con gli antibiotici!!! Si vedono moltissime persone che alla prima febbre si imbottiscono di Penicillina e altra robaccia. Ora non ci vuole un luminare in farmacologia per capire che l'influenza è causata da un virus e che questi parassiti cellulari devono essere combattuti al più con ANTIVIRALI, e non antibiotici. (per inciso, è impossibile non sapere che l'influenza è un virus dato che ai primi freddi i nostri magnifici telegiornali ricordano che esiste il "Nuovo Vaccino contro il VIRUS dell'influenza). Questa terapia inventata, oltre ad essere dannosa e non utile all'organismo (si va a caricare di lavoro il fegato che smaltisce i farmaci), non fa nemmeno il solletico al protagonista dell'infezione. E per di più, causa aumento di probabilità di sviluppare resistenza dei microbi per quella data classe di antibiotici così che nel momento del vero bisogno, non funzionano più. La resistenza agli antibiotici è un fenomeno a crescita esponenziale, e del tutto naturale dato che i microbi sono molto abili nel sviluppare strategie per sopravvivere anche in ambienti ostili.
Discorso del tutto analogo si può applicare per il raffreddore e così via.
In secondo luogo, vi sono medici molto poco preparati che per far tacere il lagnoso paziente prescrivono medicinali inutili o comunque non esattamente inquadrati in una strategia terapeutica. Questo accade perché il paziente chiede al suo medico un rimedio che lo rimetta in piedi già il giorno dopo, non sapendo per esempio che la febbre è una condizione che l'organismo adotta come strategia contro invasioni di patogeni esterni. A questo punto il medico coscienzioso dovrebbe prescrivere solo tanto tanto riposo, e magari poche dosi di antipiretico per controllare la temperatura nulla di più. Ma un dottore che fa questo si potrebbe beccare del negligente, tanto perché il paziente ha sempre ragione(?)
Io sono del parere che il nostro corpo è programmato per contrastare gran parte degli insulti microbici, virali o chimici che gli provengono dall'esterno, il fattore tempo è essenziale, bisogna lasciarli spazio di organizzare la difesa e poi di passare al contrattacco se mai, aiutarlo ad aggiustare il tiro con le nostre potenti armi, ma questo dopo che ha già iniziato a fare la sua parte. Trovo inutile imbottirsi di Antipiretici per non avere febbre, è stroncare sul nascere la risposta delle nostre difese immunitarie cioè precludergli la possibilità di fare il lavoro che madre natura gli ha imposto di fare.

domenica 5 ottobre 2008

Puuutenza!




La peggiore cosa che possa capitare ad un uomo sessualmente attivo è di avere la possibilità materiale di consumare il rapporto, ma di non avere collaborazione da parte della sede anatomica addetta a tale funzione. Questo fatto odioso viene chiamato: disturbo erettile maschile, e più delle volte dipende da fattori psicologici, come ad esempio l’ansia da prestazione. In questo caso è una situazione effimera, e passa con la dovuta tranquillità e complicità con il partner.

In taluni altri casi, è dovuto invece a cause esogene al nostro organismo. Ci sono alcuni farmaci o molecole bioattive che possono indurre impotenza maschile. È il caso per esempio di quegli ammassi di muscoli che si vedono in giro per qualche palestra. Questi individui per raggiungere la forma fisica che desiderano non esitano a prendere STEROIDI ANABOLIZZANTI che come effetto collaterale, non te lo fanno più drizzare!

La Farmacologia giunge in soccorso a tutti coloro che per i motivi più vari sono sessualmente impotenti. Lo sviluppo di farmaci antipertensivi donatori di NO (Nitrogen Oxide) [mediatore chimico di vasodilatazione] e antiipertensione polmonare, ha permesso ai farmacologi di scoprire una reazione secondaria del tutto particolare, un’attività erettile molto spiccata in soggetti trattati con date molecole. Il nome della molecola, panacea di tutti i problemi di libido maschile si chiama SILDENAFIL, commercializzata dalla Pfaizer con il nome di VIAGRA®. Chimicamente è un derivato sintetico delle metilxantine (per intenderci i principi attivi del caffè). È stato scoperto che questi composti oltre ad essere degli stimolanti centrali, hanno una bassa attività di inibizione per degli enzimi chiamati FOSFODIESTERARI (PDE) che presiedono all’inattivazione di secondi messaggeri come il cAMP o cGMP. In particolare il cGMP è coinvolto in risposte rilascianti per esempio dell’endotelio vasale. A livello del pene, il cGMP prodotto dalla Guanilato Ciclasi, a sua volta attivata dal NO rilasciato da scarica di nervi erigenti, provoca la dilatazione delle arteriose con afflusso nei corpi cavernosi del pene una enorme quantità di sangue. Questo, unito al fatto che le vene di deflusso sono compresse e chiuse, causa l’aumento di consistenza dell’organo. La stimolazione cessa quando interviene un altro enzima che inattiva il cGMP, la FOSFODIESTERASI 5 presente nei corpi cavernosi. Scindendo il cGMP cessa la vasodialatazione arteriolare e quindi l’afflusso di sangue ai corpi cavernosi, e di conseguenza la consistenza dell’organo va diminuendo. Ebbene, il sildenafil, inibisce l’enzima che scinde il cGMP e quindi la vasodilatazione arteriolare persiste consentendo un’erezione prolungata. Il Siledenafil ha un’elevata selettività verso il suo bersaglio, il che significa che ha pochi effetti collaterali, non bisogna abusarne per essere più prestanti, in quanto potrebbe indurre ipotensione ortostatica, con possibili problemi nel momento in cui l’individuo si erge in stazione eretta.

Principi attivi o no tutto parte sempre dalla buona vecchia e cara amigdala, nel senso che un individuo può prendere il sildenafil ma se non vi è stimolazione sessuale non succede nulla, in quanto come sopra citato la scintilla che mette in moto tutto il meccanismo è una scarica dei nervi erettivi.



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domenica 14 settembre 2008

Il fuuuuungggghetto wacciuwari...

Dalla chiacchierata tra amici in pizzeria uno spunto per un nuovo post.

Ad un certo punto della cena di sabato sera, è spuntato un discorso sui funghi allucinogeni. Lo so cosa state pensando, ho un compagnia di drogati, in parte potrebbe essere anche la verità. Scherzi a parte, dato che mi è stata rivolta un domanda sul tipo di sostanze contenute in queste DROGHE illegali nel nostro paese e sui loro effetti sulla psiche umana, voglio fare una carrellata di queste informazioni anche per il mio web.

Tali sostanze si possono ricondurre ad una grande famiglia denominata chimicamente allucinogeni a nucleo indolico. Questa classificazione racchiude tra le altre anche la Dietil ammide dell’acido lisergico, volgarmente chiamato LSD, ma nello specifico, nei funghetti del piacere, troviamo la PSILOCINA e la PSILOCIBINA. Entrambi questi composti presentano caratteri chimico-fisici che permettono di essere ben assorbiti dal tratto digerente umano, ma possono essere assunti anche per via inalatoria (Fumandoli). Hanno effetto psicotico mimetico cioè agendo da agonisti (attivatori) di recettori per la serotonina (mediatori chimico endogeno cerebrale coinvolto nelle sensazioni del piacere insieme alla Dopamina) inducono effetti rilevanti nel cambiamento della percezione del mondo esterno, dello stato dell’umore e della propriocezione, provocando quelle che tecnicamente sono definite allucinazioni colorate. L’individuo che ha assunto questi composti percepisce sensazioni completamente estranee alla normalità. Bisogna dire che tali molecole attive hanno anche effetti autonomici come innalzamento della temperatura corporea tremori, tachicardia da compenso, nausea e vomito che sembrano essere di breve durata e di poco conto. Queste sostanze, o meglio, i loro contenitori sono conosciuti fin da epoche remote. In alcune culture americane sono di vitale importanza per i riti di sciamanesimo. Ossia lo sciamano, che potrebbe essere visto come il capo spirituale della tribù, ne fa uso nei cerimoniali di purificazione degli individuo. Lo sciamano durante queste sedute assume queste droghe per allargare i confini della propria mente e riuscire a capire l’origine profonda del problema che affligge l’individuo. Questi rituali sono talmente considerati in talune popolazioni che i governi moderni, pur vietando il commercio e la produzioni di droghe contenti allucinogeni, deroga le persone compenti a poterle utilizzare.

Va detto che la conoscenza da parte dello sciamano delle minime peculiarità di ogni droga gli consente di non avere problemi che invece compaiono negli individui che ne fanno un largo abuso. Sembra inoltre che la PSILOCIBINA e analogo inferiore non causino gravi problemi a breve termine, rispetto al MDMA (ecstasi) che invece è comprovata nel causare pericolose aritmie cardiache, oltre che essere un potente agente che causa la distruzione delle vie cerebrali della Serotonina. La durata dell’azione biologica di questi principi attivi è molto ampia, anche ore intere, a causa del metabolismo endogeno che trasforma la molecola iniziale in metaboliti ancora attivi.

Questo post ha solamente valore informativo, e il curatore sostiene la lotta contro l’abuso di psicotici, quindi BISOGNA DIFFIDARE DAL PRENDERE DROGHE VEGETALI POTENZIALMENTE PERICOLORE X IL NOSTRO ORGANISMO.





sabato 6 settembre 2008

Ma che COXIB succede??


È la dose che fa il veleno… questa frase, nota ai più assidui frequentatori del mio blog, e pilastro della Farmacologia e Tossicologia moderne, in taluni casi non è la verità assoluta. Vi sono dei medicamenti a base di alcuni principi attivi che, evidenze sperimentali hanno dimostrato essere pericolose anche alle più basse dosi terapeutiche. Voglio ora farvi una breve panoramica su delle molecole che venivano santificate come miracolosi, panacea di tutti mali, salvo poi scoprire che erano le uniche responsabili di effetti collaterali spiacevoli, tra i quali.. la morte del paziente. Questi principi attivi sono i COXIBI, ossia inibitori selettivi di un’enzima chiamato cicloossigenasi seconda (COX-2). Questo biocatalizzatore endogeno dell’organismo umano è deputato alla trasformazione dell’acido arachidonico, componente delle membrane plasmatiche della cellule, che nei processi infiammatori viene liberato da un altro enzima chiamato Fosfolipasi A2. La COX-2 catalizza la conversione dell’arachidonico a Prostaglandina H2 (PGH2), la quale darà vita, dopo modifiche successive, ai mediatori chimici dell’infiammazione (quelle sostanze per intenderci che ci fanno percepire il malessere degli stati influenzali o il dolore delle botte). È considerato un enzima induttivo, cioè presente solo nelle aree infiammate, è prodotto da growth factor e tumors factor. Da qui l’idea di farmacologi e chimici farmaceutici di produrre una molecola antinfiammatoria che inibisse la COX-2 per sostituire i vecchi FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) tipo l’aspirina che inibiscono la COX-1 (costitutiva e produttrice di molecole essenziali per la normale omeostasi) inducenti sgradevoli effetti indesiderati. Tanto più che i Biologi studiando la conformazione terziaria e quaternaria dell’enzima avevano scoperto una sostanziale differenza tra la 1 e la 2. Ossia la presenza di una canale idrofobico ortogonale al canale enzimatico principale sfruttabile per donare selettività. Fin qui tutto ok, i modellisti e i chimici hanno prodotto molecole efficacissime, molto selettive e potenti. Il problema di fondo è che le fasi pre-cliniche e cliniche di sperimentazione non hanno evidenziato che queste molecole inducevano dopo una somministrazione ripetuta e prolungata nel tempo, ischemie miocardiche acute o croniche con possibilità di infarti anche letali. Questo, causato dal fatto che la molecola a livello cardiaco produce radicali liberi che in questa area dell’organismo non possono essere detossificati per la mancanza dell’enzima SOD (superossido dismutasi) e sono liberi di ledere le strutture vitali delle cellule causandone la morte. Questo problema è stato evidenziato solo quando la FDA americana si è trovata sul tavolo un elenco di morti per infarto di pazienti in trattamento con il ROFECOXIB. A quel punto non ha potuto far altro che ritirare dal mercato i medicamenti a base di coxibi. Con mio sommo stupore però, ho scoperto durante la mia esperienza in farmacia che ci sono alcuni medicinali industriali a base di ETORICOXIB e CELECOXIB fratelli gemelli del ROFECOXIB regolarmente in commercio. Andando a spulciare il foglietto illustrativo ho notato che tra le avvertenze speciali c’è questa frase; la terapia va effettuata solo dopo attenta valutazione da parte del medico del rapporto RISCHI benefici. Ora spetta a voi trarne le vostra debite considerazioni. La cosa sicura è che la strada imboccata da chimici e farmacologi è quella giusta bisogna però lavorare ancora molto, magari in collaborazione con i Fisiologi dato che alcune recenti pubblicazioni hanno evidenziato che alcuni tumori sono promossi da COX-2 e che vi potrebbero essere COX-2 non induttive ma costitutive in dati distretti corporei.



venerdì 25 luglio 2008

Le Idee in Fumo....



Il fumo è una delle piaghe sociali più difficili da eradicare. Ogni anno molti individui nel mondo purtroppo passano a miglior vita a causa degli effetti tossici (comprovati!) causati a questo terribile vizio. Nonostante il predicare bene e razzolare male del Legislatore che tenta in ogni modo, con campagne pubblicitarie con tutti i mezzi possibili di scoraggiare l’inizio di questa mal’abitudine, ma incassa la tassa di concessione governativa sia per la produzione che per la vendita di questa droga d’abuso, l’età della prima sigaretta è in abbassamento e crescono anche il numero di coloro che si possono definire accaniti fumatori (più di un pacchetto al dì).
La farmacologia può essere d’aiuto per coloro che voglio uscire dal giro!
Fino a poco tempo fa la terapia principe per chi voleva smettere era tanta tanta volontà e cerotti transdermici a rilascio lento di dosi progressivamente calanti di Nicotina. Ricordiamo in questa sede che la nicotina è un potentissimo insetticida e tossina, ha la grave caratteristica di essere permeabile alla cute integra, cosa che per molte altre tossine non avviene. Se la quantità totale di nicotina in un pacchetto venisse messa in una sola sigaretta si avrebbe morte per collasso cardio circolatorio! Il razionale di questa pseudoterapia è quello di disabituare il corpo alla droga con quantità sempre più piccole fino a 0! Inutile dire che è una stupidaggine! Dato che se non c’è la volontà del paziente non funziona, inoltre si somministra una sostanza velenosa!

Durante il mio tirocinio formativo in farmacia ho scoperto che esiste un medicamento in commercio a base di una molecola che ha un’attività ben specifica e, cosa importante, non è un veleno. Inoltre sembra avere molta efficacia anche nei casi in cui l’individuo è talmente assuefatto che i cerotti non li sente nemmeno. Questa molecola si chiama Vareniclina, molecola organica azotata policiclica con elevata selettività e attività sui recettori Nicotinici a livello centrale (quelli per intenderci che provocano piacere quando si fuma.)
La molecola è farmacologicamente definita un’agonista parziale del recettore. In altre parole un’entità che attiva il recettore ma non in modo totale come fa la nicotina. Questa proprietà è molto importante in quanto essendo essa più affine della nicotina per il recettore, lo occupa, impedisce che si presentino sintomi di astinenza da fumo e al tempo stesso impedisce al principio attivo del tabacco di indurre la sua attività a livello centrale. Questo significa che se un fumatore prende la Vareniclina e fuma non prova la sensazione di piacere che provava prima, anzi non prova che disgusto per il saporaccio che si ritrova in bocca e quindi smette.

È chiaro che anche in questo caso la componente volontà gioca un ruolo essenziale, ma bloccando parzialmente (Agonismo parziale) i recettori nicotinici che attivano le vie mesolimbiche del sistema nervoso centrale della DOPAMINA (mediatore chimico del piacere) impediamo che nicotina assorbita tramite la via polmonare dia piacere. Se la fumata non provoca piacere presto o tardi non la si fa più!

VARENICLINA

mercoledì 16 luglio 2008

Le Persone Puffi.....


Chi in vita sua non ha mai visto i Puffi… quei graziosi omini blu tanto simpatici con una gerarchia sociale ben precisa ed ovviamente nemici quali Gargamella e Birba. Ebbene, spulciando un libro di tossicologia penso di aver trovato il modo di evitare che questi esserini vengano continuamente inseguiti dal cattivone per farne una ministra blu. Scherzi a parte, voglio parlare di una patologia molto seria che induce problemi gravi potenzialmente letali, la sindrome del bambino blu (En: blue boy) detta anche; Metaemoglobinemia. Questa malattia risulta poter essere classificata in: forma ereditaria, quando nell’individuo vi è carenza di un enzima essenziale nel ciclo dell’emoglobina (Hb) (Metaemoglobina Reduttasi). Oppure in forma causale, in cui è causata da sostanze estranee che vanno ad alterare il normale ciclo redox del Hb. Il denominatore comune è la scarsa perfusione tessutale, o meglio lo scarso apporto di ossigeno a livello periferico con conseguente Cianosi (colorito bluastro della pelle) fino alle forme più gravi, nelle quali vi è un’elevatissima percentuale di Metaemoglobina con conseguenze letali per l’individuo. Fisiologicamente l’emoglobina è una proteina contenuta nei globuli rossi del torrente ematico che incorpora una struttura chiamata EME che coordina (lega) un atomo di Fe2+ il quale è deputato a legare una molecola di ossigeno. Per ogni emoglobina ci sono 4 EME, quindi vengono trasportate 4 molecole di O2 per ogni Hb. Il punto chiave è il Fe2+, il quale può venire facilmente ossidato a Fe3+ da agenti tossici e non, ed in quest’ultima forma non è più in grado di legare O2, quindi niente trasporto della molecola essenziale per la vita delle cellule a livello tessutale profondo. L’emoglobina che lega un Fe3+ anziché Fe2+ viene chiamata Metaemoglobina, di qui il nome della sindrome Metaemoglobinemia. Il nostro corpo si difende dalla presenza di questa forma inattiva usando un’enzima chiamato Metaemoglobina Reduttasi che ha il compito di mantenere in forma 2+ il Ferro. Nel caso in cui si abbia una Metaemoglobinemia casuale, l’enzima è tutto saturato e non riesce più a ridurre il ferro tanto che i valori di questa emoglobina non attiva schizzano velocemente fino al 70% del totale, con problemi gravi e potenzialmente letali per l’organismo. Per fortuna esiste un antidoto interno specifico che si chiama blu di metilene, un colorante. Questa molecola è appunto un colorante poco tossico per l’uomo che si è dimostrato molto efficace nel trattare questa sindrome se per fuso in vena tramite via endovenosa. Anche il blu di metilene viene ridotto in forma blu di LEUCOmetilene dalla metaemoglobina reduttasi, il fatto importate è che in piccola quantità riesce ad abbassare a livelli accettabili la quantità di metaemoglobina così da consentire la sopravvivenza dell’individuo.

Vi sono molti agenti tossici che possono causare questa patologia tra cui ricordiamo NOx prodotti da motori a scoppio O3 ozono inquinate dell’aria, Metalli di transizione, NO3- inquinanti delle acque e molte classi di farmaci tipo il Cloramfenicolo antibiotico, ed in generale tutti quegli agenti che inducono ossidazione del Ferro 2+.

BLU DI METILENE

venerdì 23 maggio 2008

Bella e Pericolosa....















Tra strategie che Madre Natura ha elaborato nel corso dell’evoluzione delle specie, per la sopravvivenza dai predatori, ve n’è una di molto interessante e allo stesso tempo diabolica.
Per la verità, la strategia che tra poco vi illustrerò è una combinazione di stimoli visivi e biochimici per l’aspirante predatore.

Danaus Plexippus è il nome scientifico per una meravigliosa farfalla denominata volgarmente La Monaca. È originaria del nord America e a dispetto dal nome docile e mite che ispira fiducia nel corso della sua evoluzione ha adottato uno stratagemma infernale per evitare di finire in pasto a tutti quegli animali che si cibano di bruchi e farfalle. Sin dai primi giorni del suo stadio larvale, per evitare di finire in pasto a qualche predatore, sviluppa una colorazione a strisce parallele Giallo Blu rigate di bianco molto sgargiante, e questo nel regno animale è sinonimo di pericolosità o quanto meno di attenzione per possibili conseguenze nefaste. Successivamente il bruco durante il suo sviluppo è solito cibarsi di gradi quantità di foglie di Oleandro, che contengo altissime concentrazioni di Glucosidi Cardioattivi. Ai più questo nome dice poco o nulla, ma è una denominazione Chimico farmaceutica che racchiude i famosi principi attivi della DIGITALE che vengono somministrati nei casi di insufficienza cardiaca per migliorare la forza di contrazione del miocardiocita. Il meccanismo con cui agiscono queste molecole è molto singolare, blocca selettivamente una particolare proteina della membrana della cellula, chiamata Na+/K+ ATPasi deputata alla formazione del gradiente ionico necessario affinché vi sia risposta contrattile. Il blocco di questa “pompa” di membrana provoca ritenzione di Na+ nella cellula che per riportare alla normalità la situazione attiva un’altra proteina, il canale Ca2+/Na+ che espella Na+ e introduce Ca2+ con ovvio miglioramento dalla forza contrattile (il Ca2+ è lo ione che provoca contrazione dei muscoli!). I problemi di questi principi attivi è che hanno un ridotto intervallo terapeutico, in altre parole sono molto tossici e se non si fa molta attenzione si corre il rischio di intossicarsi con conseguenze anche letali.

È proprio questa la genialata di Madre Natura, il bruco della Monaca è completamente insensibile agli effetti velenosi di questi composti, tanto che li concentra in se stesso, e se uno sventurato predatore (o pirla oserei dire!!) mangia il bruco si intossica con possibili conseguenze letali. Se per caso non ci lascia le penne, la volta successiva che vede un bruco di quella morfologia li associa i colori al malessere che ha provato la volta precedente e ci pensa bene prima di rimangiarlo.
In questo modo il bruco si nutre, cresce ma al tempo stesso si difende con la strategia dei colori e dei composti velenosi.

Struttura di un glucoside cardioattivo cardenolidico.

giovedì 1 maggio 2008

Siamo tutti dei Drogati!

Chi di noi non ha mai bevuto un caffè in vita sua!?

La risposta è semplice, tutti noi, anche solo un volta hanno bevuto una tazza di un liquido nerastro con in flessioni marroni prodotto con un processo fisico chiamato; distillazione in corrente di vapore, sia esso eseguito con la normale Moka da casa o la più professionale macchina da espresso al bar. Si possono distinguere delle categorie di consumatori di questo stimolante centrale, che potremmo definire una droga d’abuso perfettamente legale. Vi sono quelle persone che consumano oltre le 3 tazzine al dì, quelle che ne consumano al massimo una o due ed infine quelle come il sotto scritto a cui il caffè provoca nervosismo, irrequietezza ed altro che in talune occasioni sono costrette ad assumerlo per tirare avanti come si sul dire!
Sono venuto in possesso di un articolo scientifico pubblicato da AMES (chi di voi fa scienze biomediche lo conoscerà di sicuro per il suo test sulla GENOTOSSICITA’) nel 1997 in cui veniva fatto uno studio sulle sostanze GENOTOSSICHE (potenzialmente molto pericolose per il patrimonio genetico) contenute in una banale tazzina di caffè. Questo lavoro ha portato alla luce una verità sconcertante, in una tazzina di caffè vi sono circa 1000 composti che potenzialmente potrebbero causare danni irreparabili al patrimonio genetico della cellula eucariotica. Di questi la stragrande maggioranza devono essere ancora testati veramente sul modello animale, ma 19 di essi hanno causato sviluppo di forme cancerose nel modello animale RATTO, 8 si sono dimostrate completamente inattive ed infine la cara vecchia caffeina, la metilxantina, attiva sui centri di stimolazione cerebrale ha dato risultati incerti.

· POSITIVI AL TEST DI GENOTOSSICITA’:

§ Acetaldeide / Benzaldeide / Benzofurano / Benzene / Benzo(a)pirene / Etilbenzene / Catecolo / Acido Caffeico / Limonene /Dibenzoantrachinone / Formaldeide / Furano / Etanolo / Idrochinone / Furfurano / Perossido di idrogeno / Stirene / Toluene / Xilene.

Questi composti NON sono contenuti naturalmente nel chicco di caffè ma si vengono a produrre durante la tostatura e la torrefazione a cui il seme viene sottoposto, in pratica sono prodotti di combustione.

D’altro canto non bisogna allarmarsi, l’uomo cosce il caffè da molto tempo e non si è mai visto nessuno morire di cancro indotto da caffè. Ma il rischio esiste, e se rimane tale è solo perché l’organismo umano è una macchina eccellente in grado di neutralizzare tutti i pericoli sopraccitati con grande efficienza. Bisogna solo fare in modo di mantenerlo in perfetta efficienza, e questo lo si fa con una dieta corretta e con uno stile di vita sano.

venerdì 11 aprile 2008

Vino Rosso Sangue

Tra le bevande che il genere umano è uso bere sin dai tempi più remoti c’è il vino, il succo fermentato dell’uva. In epoche passate questo liquido è stato glorificato e demonizzato, studi recenti hanno evidenziato la presenza tra le innumerevoli componenti, talune ad effetto terapeutico verso l’organismo umano. Con questo post voglio evidenziare luci ed ombre di questa bevanda.

Studi epidemiologici su alcune popolazioni francesi delle anomalie che hanno portato a formulare il cosiddetto “Paradosso Francese”: in pratica, in una data quantità individui è stata riscontrata un’elevata concentrazione di lipoproteine (le proteine atte a trasportare Colesterolo e trigliceridi nel torrente ematico) dannose per il sistema cardiovascolare, ma una bassissima incidenza percentuale di morti causate da patologie al sistema cardiovascolari connesse con la presenza di queste particelle del sangue. Questo fatto è molto strano, tanto che alcuni tossicologi hanno condotto ricerche specifiche e sono arrivati a delle conclusioni sorprendenti. In pratica è stato rilevato che la bassa incidenza di questi disordini cardiovascolari è dovuto all’assunzione di modeste quantità di vino. O meglio, l’assunzione di modeste quantità di vino porta all’assunzione di composti chimici naturali con un forte potere protettivo nei confronti del sistema cardiovascolare gli ANTOCIANI (antiossidanti) e il RESVERATROLO (anti epatotossico, e antiossidante potente). Gli antociani sono dei pigmenti naturali che donano il colore rosso per esempio anche alle rose, mentre il resveratrolo è un FITOALESSINA. Una fitoalessina è un composto che la vite produce per proteggersi dalle infezione da parassiti e per rallentare la crescita di piante infestanti.

Il rovescio della medaglia è l’alcool etilico contenuto nel vino. L’alcool Etilico come tale, è un agente tossico per il nostro organismo, in quanto provoca azioni marcate a livello dell’encefalo. Ma esso risulta tossico anche quando il nostro metabolismo lo trasforma per poterlo espellerlo più facilmente. Infatti la sua in attivazione metabolica passa per dei composti come l’acetaldeide e l’acido acetico irritanti e corrosivi per le cellule, immaginate dunque, i danni subiti dal fegato (organo deputato alla detossificazione) dopo qualche bicchiere di buon vino.

Tirando le somme di questa discussione, il vino come tale ha effetti positivi uniti ad effetti negativi, quindi, è da prendere alla lettera l’assioma: l’unica cosa che distingue un cosa utile all’organismo da una veleno è la DOSE, o la quantità!

venerdì 21 marzo 2008

Made in Italy

Martedì della settimana appena trascorsa il TG1 ha passato, stranamente, una notizia di alto tenore scientifico. Dico stranamente perché ormai tutti siamo saturati per non dire nauseati dalla politica di cui sono intrisi tutti i principali notiziari. Ebbene, la notizia in questione, è davvero degna di nota, per due ragioni fondamentali. La prima è che a condurre questa ricerca e fare la scoperta di cui parlerò sono stati 2 gruppi di ricerca italiani e risiedenti in Italia. In un tempo in cui anche il più umile Dottorando aspira a migrare verso altri paesi, questa è una lieta novella. Ed in secondo luogo perché la scoperta coinvolge la cara vecchia ed utilissima aspirina®.
Alcuni gruppi di ricerca dell’università di Torino e di Parma hanno sintetizzato una molecola Aspirino-simile, che ha evidenziato la mancanza totale di effetti tossici a carico dello stomaco. Attualmente se un individuo deve prendere l’aspirina® per ridurre al minimo le possibilità di effetti dannosi allo stomaco o ricorre a forme farmaceutiche gastroprotette oppure prende il farmaco a stomaco pieno. Invece, se la nuova molecola sintetizzata verrà approvata e immessa in commercio, si potrà prendere tranquillamente senza pericoli di avere problemi allo stomaco. Questo è reso possibile grazie all’inserimento di un gruppo chimico particolare nella già pur valida aspirina®. Il gruppo in questione si chiama “Nitro derivato di una catena carbonilica” (credo sia arabo per i non esperti!) in pratica è lo stesso gruppo chimico che caratterizza la classe di farmaci definiti vasodilatatori. Dalla fusione di aspirina® e questo gruppo chimico particolare è nota una molecola che non presenta la tossicità caratteristica di aspirina ed antinfiammatori non steroidei in generale. Il meccanismo per cui non provoca effetti indesiderati si esplica tramite il rilascio di NO( monossido si azoto), mediato da proteine che presentano attività riducente, il quale è un potentissimo mediatore di vasodilatazione endoteliale. Grazie a questo NO, i capillari che irrorano la parete dello stomaco sono più efficienti nel flusso di sangue, viene incrementato il rilascio di muco (che protegge le cellule dalla degradazione) e di bicarbonato che neutralizza l’ambiente estremamente acido dello stomaco. Questi ultimi due meccanismi sono inibiti dall’aspirina®, in quanto essa inibisce le prostagrandine che presiedo al rilascio delle due componenti sopraccitate importanti per la protezione. Oltre a questo effetto benefico sullo stomaco la “nuova Aspirina”, avendo nella molecola un gruppo donatore di NO ha degli effetti benefici a livello del sistema cardiocircolatorio.

Bisogna precisare che la molecola in questione è ben lungi dall’essere commercializzata, ma se i risultati della sperimentazione sono così buoni le prospettive future sono incoraggianti.

La mia fonte bibliografica è stato l’articolo originale pubblicato dai gruppi di ricerca ad inizio marzo e disponibile on-line a http://pubs.acs.org/journals/jmcmar/index.html cioè il sito del Journal of Medicinal Chemistry.


Se qualcuno fosse interessato a maggiori chiarimenti o al file PDF con l’intero articolo se ne può discutere.

venerdì 15 febbraio 2008

"Adoro il profumo(?) del Napalm"


Una settimana fa, ho iniziato a trattare un argomento che definisco interessante, e giusto per terminare questo filone, cercherò di concludere il discorso sui vari modi con cui le forze armate possono portare a termine degli attacchi spaventosi verso le truppe avversarie e purtroppo anche contro i civili.
Tra i vari aggressivi chimici citati nel post “attacco chimico” ve ne sono due di tristemente famosi per essere passati alla storia come composti utili in quelli che sono denominati ordigni incendiari. Sono il NAPALM e i FOSFORO BIANCO.
Lo sviluppo e la scoperta del potenziale di queste sostanze, come il solito è avvenuto durante il secondo conflitto mondiale, di li, anche in questo caso vi è stata una costante corsa alla scoperta della formulazione più opportuna per essere letale.
Il Napalm (acronimo che sta per NAftoico e PALMitico), viene anche chiamato gel incendiario, è tristemente famoso per essere stato usato su larga scala per stanare i Vietcong dalle trincee durante la guerra in Vietnam. Furono i tedeschi nel 1942 a formularlo per primi, in quanto, volevano impedire che nei serbatoi del combustibile per i lanciafiamme si formassero vapori che potevano esplodere. La formulazione di questo “gel” inizialmente prevedeva l’aggiunta a benzina normale di Acido Palmitico (olio di cocco). In seguito il napalm fu riformulato con Acido Naftoico sotto forma di sale d’alluminio e una certa percentuale di Na e di P4 (FORSFORO BIANCO). Il cocktail che ne risulta è micidiale. Risulta estremamente infiammabile, grazie al FOSFORO BIANCO e al Na presenti la miscela si autoaccende e per di più, data la presenza di comburenti è in grado di bruciare anche in acqua. Gli americani in Vietnam lo lanciavano dagli aerei sotto forma di grosse bombe riempite con questa miscela, con effetti allucinanti sui malcapitati che avevano la sventura di ritrovarsi una bomba al napalm sulla testa.
Il fosforo bianco P4 è una forma allotropica del fosforo molecolare (allotropismo significa stessi atomi ma forma cristallina diversa es: carbonio = grafite (matita) o Diamante (per le donzelle)) esso a contatto con l’O2 atmosferico da origine all’anidride fosforica (P2O5) che a contatto con l’acqua provoca la formazione di acido fosforico H3PO4. Questa ultima reazione sviluppa un’enorme quantità di calore, in altre parole s’incendia. Quindi se il fosforo bianco viene a contatto con la pelle umana che presenta una certa quantità d’acqua si auto accende con conseguenze letali per lo sventurato.
I cultori di cinema ricorderanno sicuramente le scene famose di Apocalypse Now di Forrest Gump in cui il Napalm fa la sua comparsa.
C’è da ricordare che dalla fine degli anni 90 il Napalm è al bando, le ultime bombe sono state sganciate in aree desertiche a scopo dimostrativo e commemorativo. Discorso diverso per il FOSFORO BIANCO, gli esportatori di democrazia per mezzo delle armi lo hanno utilizzato per attacchi contro le roccaforti terroristiche. Ora, è vero che viviamo in un mondo in cui per parafrasare un gruppo metal If you want a peace prepare for war, ed è altresì vero che i terroristi non hanno regole né onore, ma l’utilizzo di questi composti è un fatto immorale per qualunque paese che si può definire civile.

venerdì 8 febbraio 2008

Attacco Chimico

Salve a tutti.

Nel mezzo del cammin di questo blog mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita…. No! non mi sono dato alla letteratura, anche se devo dire che Dante mi piace molto. Con il celebre inizio della divina commedia, voglio dire che è da molto tempo che con pubblico qualcosa di pseudo scientifico. Questo a causa di NOIE e FASTIDI vari. Ora cercherò di rimettere in carreggiata questa situazione.
Qualche tempo fa mi è capitato di discutere con un’amica, mentre ripassavamo farmacologia, del ruolo che la CHIMICA riveste nella guerra. Come molti di voi sapranno io sono un appassionato di storia contemporanea, più precisamente dei periodi bellici che si sono susseguiti, purtroppo per l’umanità, in tutto il 900. In quel momento lei mi ha chiesto di piegarle come funzionava dal punto di vista chimico e biologico un gas nervino, il Napalm e il Fosforo bianco. Al termine della conversazione è rimasta stupefatta da come mi ricordavo bene queste cose e mi ha detto: WOW giorgino, ma ti devono piacere molto queste cose, da come te le ricordi. In effetti, è proprio così!
Ora voglio spiegare anche a voi come funziona un gas nervino, tanto più che, alcuni farmaci ANTITUMORALI, e un ANTIGLAUCOMA hanno delle analogie molto spiccate con le molecole che erano usate durante una battaglia in quello che è definito attacco chimico. Dal 25 aprile del 1915 quando a Ypres in Francia per la prima volta l’esercito tedesco impiego Cl2 come gas asfissiante, vi è stata una costante corsa allo studio di nuovi e più micidiali composti in grado di essere impiegati sul campo di battaglia. Dalla fine della seconda guerra mondiale si sono sviluppati i cosiddetti GAS NERVINI, vale a dire dei composti che vanno ad interagire specificatamente con alcuni elementi del sistema nervoso autonomo di un essere umano. In verità questi composti erano stati studiati inizialmente come pesticidi, ma per sfortuna, ed io aggiungerei, come sempre! la “bestia” uomo ha trovato il modo di usarli contro i propri simili. Queste molecole, di cui fa parte il gas Sarin (sotto riportato), tristemente famoso per il suo impiego per scopi terroristici, sono in grado di bloccare IRREVERSIBILMENTE (avviene una reazione chimica tra il fosforo del gas e il sito catalitico dell’enzima, senza possibilità di poterlo riattivare in tempi compatibili con la vita) un enzima (Acetilcolinesterasi) deputato all’inattivazione del neurotrasmettitore Acetilcolina. Questo messaggero chimico a livello delle terminazioni nervose autonomiche media un’infinità d’azioni, di cui una delle più importanti è l’induzione di BRADICARDIA (rallentamento del battito) a livello cardiaco. In condizioni normali appena arriva l’acetilcolina si ha l’effetto e subito dopo è inattivata da Acetilcolinesterasi, dopo avvelenamento da sarin o analoghi rimane attiva e continua la stimolazione, inducendo un rallentamento tale da fermare il cuore. Fortunatamente esistono degli antidoti che se somministrati in tempo possono evitare le conseguenze letali. Per prima cosa viene fatta un’iniezione intracardiaca di ATROPINA (antagonista competitivo dei recettori muscarinici per l’acetilcolina) per far cessare la stimolazione del neurotrasmettitore, poi è somministrato il 2-PAM che è in grado, sempre grazie ad una reazione chimica, di riattivare in tempi brevi l’enzima.

Il Pensiero etico mio è che si dovrebbe porre al BANDO seriamente questo tipo di armi purtroppo le superpotenze e anche i paesi in via di sviluppo mascherano con la scusa della ricerca scientifica la produzione di molte tonnellate l’anno di queste molecole, come deterrente

domenica 23 dicembre 2007

Le belle donne sono pericolose...

La pianta che potete notare nel disegno si chiama Atropa Belladonna, è molto velenosa, ma da essa si ricavano numerosi composti molto utili come medicine. Questo post è dedicato non tanto ai principi attivi di questa droga vegetale, ma alla scoperta che ho fatto qualche giorno fa leggendo un libro sulle erbe che la mia mamma tiene in libreria. Partendo con ordine, l’Atropa Belladonna è una pianta spontanea ma sporadica fra i cespugli di boschi di latifoglie. È una pianta erbacea perenne alta più o meno un metro e mezzo, presenta dei bellissimi fiori rosso-vinosi, delle foglie abbastanza ampie ed infine dei frutti scuri che possono essere facilmente scambiati per bacche selvatiche commestibili.
Questo arbusto spontaneo è stato chiamato belladonna in quanto le gentildonne veneziane in epoche passate sfruttavano l’effetto midriatico (dilatazione della pupilla per rilassamento dei muscoli dell’iride per blocco dei recettori per il neurotrasmettitore acetilcolina che provoca contrazione della muscolatura) per rendere più luminosi gli occhi ed apparire così più affascinanti.
Uno dei principi attivi presente nella pianta è la ± Josciamina (Atropina) (disegno alla fine) responsabile degli effetti farmacologici per la quale è stata studiata. In verità l’Atropina è un veleno in dosi massicce, l’intossicazione può avvenire per ingestione delle bacche, dei fiori oppure tramite assunzione di carne di qualche animale che incautamente ha mangiato l’arbusto. Solitamente con una dose maggiore di 10 mg sopraggiungono allucinazioni delirio e coma. Viene impiegata per controllo di stati spastici, nevralgie e per controllare le secrezioni ghiandolari qualora ve ne fosse bisogno. Il fatto interessante che ho scoperto è che se un individuo presenta i sintomi di avvelenamento da questi composti, in attesa di ospedalizzazione la situazione può essere controllata con la somministrazione di bevande tanniche, caffé forte e carbone vegetale. Questi rimedi alla portata di tutti permetto di non far assorbire il veleno che è ancora presente nel tratto digerente in quanto: le bevande tanniche (Il the) contengono tannini (acidi di e tri gallici) che formano un sali insolubili che non permetteranno il passaggio in circolo dell’atropina, il caffé alza il tono del sistema nervoso centrale, e il carbone vegetale assorbe fisicamente il veleno e impedisce la sua entrata in circolo.

Con questi rimedi alla portata di tutti si possono evitare conseguenze molto gravi per lo sventurato. Questo non significa che l’antidoto per l’atropina è il The, ma che si può intervenire in maniera molto efficace e poco impegnativa, con mezzi semplici, fino all’arrivo del personale competente in queste cose.


domenica 2 dicembre 2007

Sete di sapere...

Salve a tutti...
Questo post lo pubblico per rendevi partecipi di una scoperta che ho fatto all'inizio della settimana scorsa, e per dare qualche dritta di stampo chimico ad un amico che sta studiando in farmacologia speciale proprio queste sostanze. La molecola riportata in alto è un farmaco con attività sul sistema nervoso centrale, e per la sua conformazione chimica è classificata come Benzodiazepina. Questa classe di farmaci, vengono comunemente utilizzati come sedativi (purtroppo a volte se ne fa un uso sconsiderato), ma possono avere anche attività anticonvulsivante. Interagiscono con il recettore del GABA ( acido gamma amminobutirrico) che risulta essere, insieme alla glicina, uno dei principali amminoacidi inibitori, esso, innalza il potenziale di soglia neuronale, impedendo che vi sia trasmissione di potenziali d'azione tra neurone e neurone. Le benzodiazepine interagiscono con il GABA recettore rendendolo più propenso a legare il GABA qualora se ne presenti la possibilità. La soperta di questa classe di composti attivi, la dobbiamo a Sternbach che durante gli studi su composti circa simili, si occorse che vi erano come sotto prodotti di una reazione queste molecole, che da test effettuati risultavano molto attive farmacologicamente. In certo qual senso è stata una scoperta casuale, come lo è stata quella della penicellina G.
Dopo questa breve parentesi farmacologica, vi racconto qual'è stata la mia scoperta. Due settimane fa mi è stato chiesto che tipo di reazione chimica vi fosse alla base della formazione del composto precursore delle benzodiazepine. E' stata una di quelle domande che subito ha suscitato il mio profondo interesse e poi mi ha gettato nello sconforto dato che non riuscivo a dare una risposta chimicamente plausibile al quesito. Fino a che, dopo innumerevoli ricerche mi è stato presentato lo schema di reazione, e l'esclamazione mia è stata "ma quanto mona ca son!" tradotto in italiano non scurrile: era di una semplicità disarmante!
Ora ve lo presento convinto che la stragrande maggioranza di voi non capirà gran ché, ma è solo uno scrupolo mio personale di condividere con il web questa cosa che mi ha creato qualche grattacapo!