venerdì 30 maggio 2008

Mio dio che bon!!!!

Lunedì della settima appena trascorsa ho avuto il privilegio e l’onore di presenziare ad un pranzo del tutto particolare, in un collegio studentesco dove una mia gentilissima compagna di corso abita.

Questa giovane donna si chiama Michela ed è originaria dalla Puglia e ormai da un bel po’ di tempo ci facciamo amichevolmente buona compagnia negli orari di mensa e nelle serate di festa patavine. La particolarità del banchetto sta nel fatto che ho mangiato tutte cose che sono state prodotte nella sua terra natale, gentilmente fornite dalla sua mamma

Partendo con ordine, lunedì mattina come tutte le altre mattine ero in biblioteca in facoltà mia e mi è arrivato un sms da parte della gentil donzella Michela che mi avvertiva che non sarebbe venuta in mensa a causa di una quantità immensa di roba da mangiare e da finire che le era stata portata dalla sua mamma che le era venuta a far visita nel week-end appena passato, li per li, mi sono detto: mi toccherà andare in mensa da solo (cosa che odio profondamente!) poi rileggendo il messaggio ho visto che la fanciulla aveva lanciato un disperato messaggio di aiuto, ed io, che sono un cavaliere, e corro sempre in soccorso alle giovincelle in difficoltà, mi sono detto non posso non darle una mano :-P. A parte gli scherzi mi ha invitato a pranzo in collegio da lei, con la prospettiva di fare un banchetto a base di Orecchiette fatte dalle mani sapienti della sua mamma e di Caciocavallo e mozzarella di fattura artigianale. Non potete nemmeno immaginare quanto buono era il tutto, tanto che dopo l’ultimo pezzetto di formaggio che ho ingurgitato più per gola che per vera fame, ho assunto la posizione nella sedia ed ho affermato… “DESSO STO BEN!” l’unica parola che mi viene in mente per descrivere il tutto è, eccezionale! Ad aggiungere il tocco finale alla bontà intrinseca della pasta fatta come dio comanda ci ha pensato il sugo sempre di fattura materna! Beh, una cosa spettacolare! Fin qui tutto ok, non avevo purtroppo fatto i conti con l’abbiocco post mangiata, quel torpore che capita nei grandi pranzi. La questione era che alle 1430 avevo un paio di ore di lezioni e per giunta di fronte ad un computer, la morte! Ma posso esclamare senza ombra di dubbio che ne è valsa la pena, la squisitezza delle prelibatezze che la Micheluzza mi ha preparato ha compensato il leggero disagio post pranzo. Così io posso affermare, in barba a molti miei amici buon gustai, IO HO mangiato le vere orecchiette pugliesi!

GRAZIE MICHELA!


venerdì 23 maggio 2008

Bella e Pericolosa....















Tra strategie che Madre Natura ha elaborato nel corso dell’evoluzione delle specie, per la sopravvivenza dai predatori, ve n’è una di molto interessante e allo stesso tempo diabolica.
Per la verità, la strategia che tra poco vi illustrerò è una combinazione di stimoli visivi e biochimici per l’aspirante predatore.

Danaus Plexippus è il nome scientifico per una meravigliosa farfalla denominata volgarmente La Monaca. È originaria del nord America e a dispetto dal nome docile e mite che ispira fiducia nel corso della sua evoluzione ha adottato uno stratagemma infernale per evitare di finire in pasto a tutti quegli animali che si cibano di bruchi e farfalle. Sin dai primi giorni del suo stadio larvale, per evitare di finire in pasto a qualche predatore, sviluppa una colorazione a strisce parallele Giallo Blu rigate di bianco molto sgargiante, e questo nel regno animale è sinonimo di pericolosità o quanto meno di attenzione per possibili conseguenze nefaste. Successivamente il bruco durante il suo sviluppo è solito cibarsi di gradi quantità di foglie di Oleandro, che contengo altissime concentrazioni di Glucosidi Cardioattivi. Ai più questo nome dice poco o nulla, ma è una denominazione Chimico farmaceutica che racchiude i famosi principi attivi della DIGITALE che vengono somministrati nei casi di insufficienza cardiaca per migliorare la forza di contrazione del miocardiocita. Il meccanismo con cui agiscono queste molecole è molto singolare, blocca selettivamente una particolare proteina della membrana della cellula, chiamata Na+/K+ ATPasi deputata alla formazione del gradiente ionico necessario affinché vi sia risposta contrattile. Il blocco di questa “pompa” di membrana provoca ritenzione di Na+ nella cellula che per riportare alla normalità la situazione attiva un’altra proteina, il canale Ca2+/Na+ che espella Na+ e introduce Ca2+ con ovvio miglioramento dalla forza contrattile (il Ca2+ è lo ione che provoca contrazione dei muscoli!). I problemi di questi principi attivi è che hanno un ridotto intervallo terapeutico, in altre parole sono molto tossici e se non si fa molta attenzione si corre il rischio di intossicarsi con conseguenze anche letali.

È proprio questa la genialata di Madre Natura, il bruco della Monaca è completamente insensibile agli effetti velenosi di questi composti, tanto che li concentra in se stesso, e se uno sventurato predatore (o pirla oserei dire!!) mangia il bruco si intossica con possibili conseguenze letali. Se per caso non ci lascia le penne, la volta successiva che vede un bruco di quella morfologia li associa i colori al malessere che ha provato la volta precedente e ci pensa bene prima di rimangiarlo.
In questo modo il bruco si nutre, cresce ma al tempo stesso si difende con la strategia dei colori e dei composti velenosi.

Struttura di un glucoside cardioattivo cardenolidico.

venerdì 16 maggio 2008

L'energia dell'Amore...


In queste tiepide sere di primavera mi è capitato di assistere ad un corteggiamento amoroso a dir poco luminoso, la danza delle Lucciole. Phausis Splendidula è il nome scientifico di questo minuscolo insetto che allieta le serate in relax in giardino. Appartiene alla famiglia dei Lampiridi facenti a loro volta parte della più grande classe dei coleotteri. La peculiarità di questo esserino è che grazie ad un particolare processo biologico è in grado di emettere una radiazione luminosa con una lunghezza d’onda (λ) pari a 562 nm. Questo processo chiamato in gergo tecnico bioluminescenza avviene per ossidazione della molecola luciferina, prodotta dalle cellule dell’insetto, a ossiluciferina per intervento di catalisi della luciferasi (enzima). Più in dettaglio, la Luciferina in presenza di O2 e ATP(adenosintriforfato), composto molto importate per tutti i sistemi biologici per il rifornimento di energia metabolica, viene trasformata in Ossiluciferina, il fatto peculiare è che questa banale reazione di ossido riduzione della molecola non libera come la stragrande maggioranza dei processi chimici energia sotto forma di calore, come tutte le reazioni esotermiche, bensì libera energia sotto forma di un fotone (radiazione luminosa) ad una precisa lunghezza d’onda (562 nm). La trasformazione dei reagenti in prodotti in questa reazione biologica, come per tutte le reazioni passa per uno stato intermedio ad energia elevata, il sistema poi si stabilizza cedendo questa energia come radiazione luminosa nello spettro del visibile. Fin qui abbiamo fatto una panoramica biologico chimica del comportamento della lucciola, ora vediamo i motivi per cui avviene questo. Il motivo principale è il corteggiamento da parte del maschio verso la femminina che in questo periodo si sta preparando a deporre dalle 70 alle 100 uova. Oltre a ciò va detto che l’accoppiamento tra i due sessi avviene con successo,quando l’emissione luminose tra i due corpuscoli è in sincronia, e che, in perfetto stile maschilista, l’insetto maschio è l’unico di questa specie in grado di volare. È già perché la femmina morfologicamente è un larva non in grado di volare.



giovedì 1 maggio 2008

Siamo tutti dei Drogati!

Chi di noi non ha mai bevuto un caffè in vita sua!?

La risposta è semplice, tutti noi, anche solo un volta hanno bevuto una tazza di un liquido nerastro con in flessioni marroni prodotto con un processo fisico chiamato; distillazione in corrente di vapore, sia esso eseguito con la normale Moka da casa o la più professionale macchina da espresso al bar. Si possono distinguere delle categorie di consumatori di questo stimolante centrale, che potremmo definire una droga d’abuso perfettamente legale. Vi sono quelle persone che consumano oltre le 3 tazzine al dì, quelle che ne consumano al massimo una o due ed infine quelle come il sotto scritto a cui il caffè provoca nervosismo, irrequietezza ed altro che in talune occasioni sono costrette ad assumerlo per tirare avanti come si sul dire!
Sono venuto in possesso di un articolo scientifico pubblicato da AMES (chi di voi fa scienze biomediche lo conoscerà di sicuro per il suo test sulla GENOTOSSICITA’) nel 1997 in cui veniva fatto uno studio sulle sostanze GENOTOSSICHE (potenzialmente molto pericolose per il patrimonio genetico) contenute in una banale tazzina di caffè. Questo lavoro ha portato alla luce una verità sconcertante, in una tazzina di caffè vi sono circa 1000 composti che potenzialmente potrebbero causare danni irreparabili al patrimonio genetico della cellula eucariotica. Di questi la stragrande maggioranza devono essere ancora testati veramente sul modello animale, ma 19 di essi hanno causato sviluppo di forme cancerose nel modello animale RATTO, 8 si sono dimostrate completamente inattive ed infine la cara vecchia caffeina, la metilxantina, attiva sui centri di stimolazione cerebrale ha dato risultati incerti.

· POSITIVI AL TEST DI GENOTOSSICITA’:

§ Acetaldeide / Benzaldeide / Benzofurano / Benzene / Benzo(a)pirene / Etilbenzene / Catecolo / Acido Caffeico / Limonene /Dibenzoantrachinone / Formaldeide / Furano / Etanolo / Idrochinone / Furfurano / Perossido di idrogeno / Stirene / Toluene / Xilene.

Questi composti NON sono contenuti naturalmente nel chicco di caffè ma si vengono a produrre durante la tostatura e la torrefazione a cui il seme viene sottoposto, in pratica sono prodotti di combustione.

D’altro canto non bisogna allarmarsi, l’uomo cosce il caffè da molto tempo e non si è mai visto nessuno morire di cancro indotto da caffè. Ma il rischio esiste, e se rimane tale è solo perché l’organismo umano è una macchina eccellente in grado di neutralizzare tutti i pericoli sopraccitati con grande efficienza. Bisogna solo fare in modo di mantenerlo in perfetta efficienza, e questo lo si fa con una dieta corretta e con uno stile di vita sano.

venerdì 25 aprile 2008

Bronsa Querta!

Tra le molte persone che mi circondano nell’ambiente famigliare, quello senza dubbio più fuori di testa è lo zio Nico, che in verità, per l’anagrafe di nome fa Domenico. Costui è un signore di 70 anni che agli occhi di un osservatore distratto appare come una persona calma docile e ben distinta nel portamento. Ma, coloro che lo conoscono e gli sono amici possono confermare che è tutto fuorché tranquillo. Lui, è il fratello maggiore della mia mamma, e grazie al suo carattere si riesce ad avere un rapporto aperto che va al di là delle pure formalità tra parenti, magari di una certa età. Ha la bellissima abitudine di dire sempre quello che pensa, nel bene o nel male. Vi basti pensare che riesce a farmi fare delle figure di m***a non indifferenti anche solo parlando con i miei genitori. Per esempio, è colui che mi chiede come vanno le cose a Padova, ma non dal punto di vista scolastico, bensì dal punto di vista della “gnocca”. Tanto per non smentire al sua fama, oggi a pranzo è uscito con una delle sue genialate, in un momento di tranquillità ha fatto notare a tutti che quest’anno avevo dato fondo alle riserve di cioccolata che ho ricevuto a Pasqua (di solito è lui a finirle dato che io non sono così goloso) e poi, con la naturalezza che lo contraddistingue mi guarda e mi dice: beh valà caro!!! Catate ‘na tosa e taca ciavare, parché chi la situasion la ze critica! (Traduzione: è meglio che ti trovi una donna e alla svelta!). E’ stato colui che, fin dall’inizio della mia ultima storia con una tipa, mi ha detto le cose come stavano. E quanto lo cose sono precipitate e lei mi ha brutalemente piantato, mi fa: Varda, l’unica roba che te ghé perso zè do tette bele grosse, par resto, niente de bon, ansi la zera fora de posto vissin de tì! (Traduzione: non hai perso nulla di ché!). Per il resto, è una persona da stimare profondamente, e non solo perché è mio zio ma anche per il livello culturale che sfoggia, io rimango sempre a bocca aperta quanto intraprendiamo discussioni di storia o letteratura insieme, è quello che si sul dire un pozzo di conoscenza. È appassionato di arte e architettura tanto che, lui e la mia mamma, annualmente si vanno a fare quelle visite guidate per le ville palladiane.

Per completare questa rapida panoramica su questo “distinto signore” vi dico che: ha passato gli anni 60 a Roma per lavoro, e lui a detta sua, ma confermato anche dalla mia mamma, ne ha combinate di cotte e di crude. Non si è mai sposato, non si sa bene il motivo, io ipotizzo, dato che nella sua rubrica telefonica ha una montagna di numeri di amiche, che a lui non piacciano i legami stabili e lunghi. E quando lo trovi in centro a Valdagno è sempre in compagnia di qualche amica, non male per un vecchietto è!?

venerdì 18 aprile 2008

Behind Blue Eyes


In quest’ultimo periodo mi capita spesso di pensare al vero significato della parola felicità. Ora, molti di quelli che mi conoscono, sosterranno che sono rincoglionito, e che le sostanze balsamiche che respiro per tutto il dì mi hanno dato alla testa. In parte potrebbero avere ragione, ma, ultimamente mi pongo con una certa regolarità la domanda: chi si può dire veramente felice?!

Per esempio, io, mi dovrei sentire felice dato che ultimamente ho conosciuto una gentil donzella in quel di Padova che definirei: abile oratrice di un livello culturale elevatissimo, ma, non è propriamente così! Non riesco ad essere pienamente felice di questo fatto, se non fosse altro che in partenza so che questa strada è una strada chiusa. È da dire però che ogni volta che passo del tempo con questa girl, puntualmente il tempo vola. E questo mi rende felice. O meglio, mi rende felice fino al momento in cui la serata si chiude, di li in poi è un altro discorso…
Una cosa che mi rende sicuramente felice sono le stronzate con gli amici e l’imprevedibilità di certi eventi, e l’essere circondato da donzelle, dopo i quali sento un’energia interiore rinnovata.

Una cosa che mi rende infelice, ma al tempo stesso, non me ne può frega di meno, come dicono a Roma, è che alcune delle mie più care amiche di corso, hanno deciso, di togliermi il saluto, o forse l’ho tolto io a loro… solo per il fatto che avevo chiesto loro una cosa a cui io non avrei rinunciato per nulla al mondo, loro, o meglio una di loro, ha detto no categorico quindi siamo arrivati alla guerra fredda!
Un’altra cosa che mi rende infelice, e mi fa incazzare, senza contare che quando capita questa situazione scado nella violenza verbale, è il fatto che il mio papà, bravissimo uomo ha una difficoltà immensa ad utilizzare un pc, e sembra che non riesca ad imparare nulla di quello che gli spiego.

Tirando le somme di questo monologo, e ricordando che non sono né un filosofo né uno psicopatico, sono giunto alla conclusione che il concetto di felicità ha molte sfaccettature, molti toni di colore, e racchiude sensazioni che possono essere opposte tra loro, che miscelandosi divengono complementari e danno la percezione della realtà in un certo modo piuttosto che un altro.
In aggiunta a questo, io credo che la felicità che prova una persona può scaturire dalle situazioni più impensate, un’alba con cielo terso un tramonto al mare, un sorriso di una bella donzella, tutte situazioni che in quel momento specifico ti fanno affermare tra te e te; sono felice.

E voi miei cari lettori, ve la siete mai posta questa domanda….

venerdì 11 aprile 2008

Vino Rosso Sangue

Tra le bevande che il genere umano è uso bere sin dai tempi più remoti c’è il vino, il succo fermentato dell’uva. In epoche passate questo liquido è stato glorificato e demonizzato, studi recenti hanno evidenziato la presenza tra le innumerevoli componenti, talune ad effetto terapeutico verso l’organismo umano. Con questo post voglio evidenziare luci ed ombre di questa bevanda.

Studi epidemiologici su alcune popolazioni francesi delle anomalie che hanno portato a formulare il cosiddetto “Paradosso Francese”: in pratica, in una data quantità individui è stata riscontrata un’elevata concentrazione di lipoproteine (le proteine atte a trasportare Colesterolo e trigliceridi nel torrente ematico) dannose per il sistema cardiovascolare, ma una bassissima incidenza percentuale di morti causate da patologie al sistema cardiovascolari connesse con la presenza di queste particelle del sangue. Questo fatto è molto strano, tanto che alcuni tossicologi hanno condotto ricerche specifiche e sono arrivati a delle conclusioni sorprendenti. In pratica è stato rilevato che la bassa incidenza di questi disordini cardiovascolari è dovuto all’assunzione di modeste quantità di vino. O meglio, l’assunzione di modeste quantità di vino porta all’assunzione di composti chimici naturali con un forte potere protettivo nei confronti del sistema cardiovascolare gli ANTOCIANI (antiossidanti) e il RESVERATROLO (anti epatotossico, e antiossidante potente). Gli antociani sono dei pigmenti naturali che donano il colore rosso per esempio anche alle rose, mentre il resveratrolo è un FITOALESSINA. Una fitoalessina è un composto che la vite produce per proteggersi dalle infezione da parassiti e per rallentare la crescita di piante infestanti.

Il rovescio della medaglia è l’alcool etilico contenuto nel vino. L’alcool Etilico come tale, è un agente tossico per il nostro organismo, in quanto provoca azioni marcate a livello dell’encefalo. Ma esso risulta tossico anche quando il nostro metabolismo lo trasforma per poterlo espellerlo più facilmente. Infatti la sua in attivazione metabolica passa per dei composti come l’acetaldeide e l’acido acetico irritanti e corrosivi per le cellule, immaginate dunque, i danni subiti dal fegato (organo deputato alla detossificazione) dopo qualche bicchiere di buon vino.

Tirando le somme di questa discussione, il vino come tale ha effetti positivi uniti ad effetti negativi, quindi, è da prendere alla lettera l’assioma: l’unica cosa che distingue un cosa utile all’organismo da una veleno è la DOSE, o la quantità!

giovedì 27 marzo 2008

Il Duca di Wellinton(?)

Sono passati alcuni giorni dalla fine del week-end Pasquale ed ora mi sento pronto a farvi un rapido quadro della devastazione a cui sono incorso.
Come prima cosa volevo farvi notare il mio look festivo ed insieme, vi pongo un quesito, che in verità non è poi così nuovo per questo Blog: secondo voi mi sto "imborghesendo" ed "infighettando"? Non abbiate paura nell'esprime i vostri giudizi, io come sempre li terrò in debita considerazione per il futuro (FORSE!) :-p
Procedendo in ordine cronologico di eventi parto, dalla mattina di domenica. Come buon ateo crendente ipocrita (come me però ce ne sono molti!), sono andato a messa per la prima volta quest'anno, devo dire la verità che il nuovo "don" sa come catturare l'attenzione dei partecipanti alla celebrazione. Infatti, durante la predica incentrata sui testi sacri, ha trovato il modo di sparlare di Dan Brown per le cose che ha scritto su Maria Maddalena nel "Codice DaVinci". Chiusa la parentesi religiosa, insieme ai miei parenti ci siamo trovati tutti insieme attorno al tavolo da pranzo come nelle migliori tradizioni della famiglia Salvaro/Padovan e a quel punto la cosa è degenerata. Uno dei miei innumerevoli zii ha avuto la geniale idea di portare un paio di buone bottiglie di Montepulciano che hanno bagnato un ottimo pranzo composto da: antipasto, 2 primi, 1 secondo e l'immancabile agnello pasquale. Inutile dire che abbiano fatto una fatica enorme alzarci da tavola... Anche perché il nostro tasso alcolico nel sangue era molto ma molto elevato!
Il giorno di pasquetta, per il secondo anno di fila abbiamo fatto la "Magnada" in taverna a casa della nonna del buon Michele, e lì tra una panino alla "mortazza" un bicchiere di buon raboso ed un paio di etti di bigoli fatti in casa, da una gentilissima donzella della combriccola è stata un' altra abbuffata. Le condizioni metereologiche non erano della migliori quindi niente passeggiata o partitella di calcetto come l'anno scorso ma lunghissime partite a "Briscola". Nelle quali io per la verità, ho avuto fortune alterne!
Ora vi chiederete come faccio essere ancora in grado di raccontare tutta questa festa... Se lo chiedono in molti!
E' proprio il caso di dire che ho fatto Pasqua! Ho passato delle belle festività pasquali spero proprio che anche voi tutti vi siate divertiti abbuffati e riposati.

venerdì 21 marzo 2008

Made in Italy

Martedì della settimana appena trascorsa il TG1 ha passato, stranamente, una notizia di alto tenore scientifico. Dico stranamente perché ormai tutti siamo saturati per non dire nauseati dalla politica di cui sono intrisi tutti i principali notiziari. Ebbene, la notizia in questione, è davvero degna di nota, per due ragioni fondamentali. La prima è che a condurre questa ricerca e fare la scoperta di cui parlerò sono stati 2 gruppi di ricerca italiani e risiedenti in Italia. In un tempo in cui anche il più umile Dottorando aspira a migrare verso altri paesi, questa è una lieta novella. Ed in secondo luogo perché la scoperta coinvolge la cara vecchia ed utilissima aspirina®.
Alcuni gruppi di ricerca dell’università di Torino e di Parma hanno sintetizzato una molecola Aspirino-simile, che ha evidenziato la mancanza totale di effetti tossici a carico dello stomaco. Attualmente se un individuo deve prendere l’aspirina® per ridurre al minimo le possibilità di effetti dannosi allo stomaco o ricorre a forme farmaceutiche gastroprotette oppure prende il farmaco a stomaco pieno. Invece, se la nuova molecola sintetizzata verrà approvata e immessa in commercio, si potrà prendere tranquillamente senza pericoli di avere problemi allo stomaco. Questo è reso possibile grazie all’inserimento di un gruppo chimico particolare nella già pur valida aspirina®. Il gruppo in questione si chiama “Nitro derivato di una catena carbonilica” (credo sia arabo per i non esperti!) in pratica è lo stesso gruppo chimico che caratterizza la classe di farmaci definiti vasodilatatori. Dalla fusione di aspirina® e questo gruppo chimico particolare è nota una molecola che non presenta la tossicità caratteristica di aspirina ed antinfiammatori non steroidei in generale. Il meccanismo per cui non provoca effetti indesiderati si esplica tramite il rilascio di NO( monossido si azoto), mediato da proteine che presentano attività riducente, il quale è un potentissimo mediatore di vasodilatazione endoteliale. Grazie a questo NO, i capillari che irrorano la parete dello stomaco sono più efficienti nel flusso di sangue, viene incrementato il rilascio di muco (che protegge le cellule dalla degradazione) e di bicarbonato che neutralizza l’ambiente estremamente acido dello stomaco. Questi ultimi due meccanismi sono inibiti dall’aspirina®, in quanto essa inibisce le prostagrandine che presiedo al rilascio delle due componenti sopraccitate importanti per la protezione. Oltre a questo effetto benefico sullo stomaco la “nuova Aspirina”, avendo nella molecola un gruppo donatore di NO ha degli effetti benefici a livello del sistema cardiocircolatorio.

Bisogna precisare che la molecola in questione è ben lungi dall’essere commercializzata, ma se i risultati della sperimentazione sono così buoni le prospettive future sono incoraggianti.

La mia fonte bibliografica è stato l’articolo originale pubblicato dai gruppi di ricerca ad inizio marzo e disponibile on-line a http://pubs.acs.org/journals/jmcmar/index.html cioè il sito del Journal of Medicinal Chemistry.


Se qualcuno fosse interessato a maggiori chiarimenti o al file PDF con l’intero articolo se ne può discutere.

sabato 8 marzo 2008

FESTA DELLE DONNE



Il curatore di questo blog augura a tutte le gentil donzelle che leggono i post BUONA FESTA DELLA DONNA!!!

il Giorgino

venerdì 7 marzo 2008

CURRAHEE!

L’ultimo libro che ho letto in ordine di tempo si intitola CURRAHEE! Pubblicato dal parà Donald R.Burgett. Non a caso ho voluto intitolare anche questo Post CURRAHEE!
Questo saggio tratta delle esperienze vissute da un gruppo di uomini che hanno preso parte ad una delle più vaste operazioni di guerra che la storia abbia mai contemplato il cosiddetto D-Day, l’assalto alla fortezza Europa da parte della truppe alleate. In particolare tratte la vicende che hanno coinvolto uno dei corpi d’assalto d’elite dell’esercito USA vale a dire la 101^ divisione aviotrasportata, e nel dettaglio il 506° reggimento nel quale militava l’autore di questo libro. Lo stemma di questa divisione è lo screaming eagle, che ogni paracadutista ha portato e porta con fierezza.

Il 506° reggimento riceveva l’addestramento di base in un campo militare chiamato Camp Toombs in Georgia, e la durezza degli esercizi ai quali erano sottoposte le reclute sono divenute leggenda. Per poter entrare a far parte di questo reggimento e più in grande di questa divisione l’ ”Uomo” e non il ragazzino montato, doveva fare il CURRAHEE. Questa parola di origine indiana, che da il nome ad un monte vicino al campo di addestramento significa “colui che sta da solo” e racchiude una delle attività fisiche più impegnative che doveva essere svolta ogni mattina all’alba dagli aspiranti parà. Il CURRAHEE consisteva nel correre per un totale di 20 km su e giù per il monte CURRAHEE senza rallentare la cadenza ne fermarsi. Colui che era in grado di fare questo entrava di pieno diritto a far parte del 506° reggimento.
La durezza di questo addestramento divenne leggenda tanto che ogni volta che i paracadutisti dovevano entrare in azione, urlavano CURRAHEE prima di imboccare il portello dell’aereo e lanciarsi nel vuoto. Il significato intrinseco di questa parola racchiude l’essenza del tipo di dovere a cui erano chiamati tutti coloro che facevano parte della divisione. Vale dire che, questi uomini nel più dei casi, e come è successo in Europa, sono atterrati in territorio nemico molte ore prima che le divisioni di fanteria arrivassero dal mare, quindi erano SOLI contro forze nemiche preponderanti che avrebbero potuto annientarli in qualsiasi modo. Ma la loro missione era di vitale importanza dovevano aprire una via, combattendo e facendo azioni di guerriglia, per facilitare il compito di quelle truppe che dovevano sbarcare sulle spiagge utah e omaha beach (sono nomi in codice che il comando alleato assegno a diversi settori di spiaggia), assegnate al comando americano.

In definitiva il libro racconta le prime fasi dell’addestramento di un parà con tutte vicissitudini annesse, poi parla della fase di preparazione della battaglia, nei mesi prima dell’attacco, in cui avevano preso base in Inghilterra, fino al momento in cui hanno toccato terra la notte del 5 giugno del 1944. Di li in poi l’autore racconta storie delle battaglie contro i tedeschi nel primo mese di combattimenti. Talvolta queste storie sono molto crude e anche noiose per coloro a cui non piacciono questo genere di libri quindi, se qualcuno fosse interessato a qualche approfondimento storico sulla battaglia se ne può tranquillamente parlare.
Non ho nessuna velleità di critico letterario, anche perché un critico deve essere asettico e valutare con freddezza il racconto. Questo genere di libri a me piacciono molto quindi va a farsi benedire l’imparzialità e l’asetticità, comunque a parer mio, il libro è ben strutturato, ma pecca di qualche dettaglio in più sulle battaglie che si sono svolte in Normandia. D’altra parte non si può nemmeno essere troppo pretenziosi, dato che sono convito che l’autore abbia fatto molta fatica a raccontare gli episodi in cui era emotivamente molto coinvolto.

sabato 1 marzo 2008

Un passetto in avanti contro la "Bestia"!!!



Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante nella ricerca di cure adeguate potenti e poco dannose verso tutti i tipi di Neoplasie che affliggono un numero elevato di individui. In molti tipi di tumori l’incidenza di sopravvivenza è nettamente migliorata grazie all’utilizzo di molecole selettive in grado di colpire solo la cellula Neoplastica (cancerosa) e non quelle sane. Si sta progressivamente passando dall’uso di Mostarde azotate (anticancro derivate da una gas bellico) e cis-platino, che provocano gravi e pesanti effetti collaterali, all’uso di farmaci specificamente studiati per colpire alcune strutture biochimiche precise della cellula malata. I nuovi traguardi di questa battaglia saranno di ridurre la cura di un cancro alla stregua di una febbriciattola di una paio di giorni di convalescenza. Questa strategia è cosa buona e giusta, ma la realtà è che siamo ben lontani dal raggiungerlo.

Per alcuni tipi di tumori in particolare, la battaglia è ad un buon punto, come nel caso delle NEOPLASIE MAMMARIE.

La settimana scorsa mi è capitato di leggere un articolo riguardante lo studio di un gruppo di ricerca su ANASTRAZOLO contro i tumori ormono dipendenti della mammella. Questo farmaco è un inibitore non steroideo dell’enzima AROMATASI in grado di attivare steroidi endogeni e di produrre ESTRADIOLO, l’ormone estrogenino femminile, che definisce i caratteri sessuli secondari della donna, come la crescita del seno. Se per qualche ragione, di solito di natura genetica, vi è un’iperproduzione di estradiolo, verrà stimolata una crescita anomala delle ghiandole secretorie del tessuto mammario. A proposito, una scoperta che mi ha lasciato senza parole che ho fatto qualche tempo fa studiando fisiologia è che queste cellule non sono altro che cellule ghiandolari sudoripare (tipo quelle ascellari), altamente specializzate a produrre latte materno.
L’Anastrazolo essendo un inibitore dell’Aromatasi impedisce che vi sia un’alta quantità di ormone in circolo e quindi in pratica previene un’eccessiva proliferazione cellulare caratteristica della neoplasia.
Ebbene, questi ricercatori hanno scoperto, da studi di natura statistica che Anastrazolo è utile oltre che per curare la neoplasia stessa anche per prevenire le ricadute.

Oggigiorno contro questa terribile forma tumorale che colpisce molte donne vi sono molte armi utili a disposizione dei medici, come ad esempio l’HERCEPTIN®. Si tratta di un anticorpo monoclonale (MAb) diretto contro il recettore denominato HER2 per un fattore di crescita che induce divisione è proliferazione cellulare a livello mammario. Questo MAb fa parte di quella strategia sopraccitata che consiste nell'attaccare con selettività altissima cellule tumorali. HERCEPTIN® lega HER2 impedendo al GROWTH FACTOR di indurre proliferazione, e allo stesso tempo consentono alle cellule della linea bianca del sangue di uccidere la cellula malata. L’unico inconveniente è quello di dover modulare con molta precisione la dose in quanto, HER2 è presente anche in misura minore anche nelle cellule sane.

Siamo ad un punto in cui la farmacologia ha reso possibile avere un elevato grado di sopravvivenza per tumori ormoni dipendenti come cancri Prostatici e Mammari, ma molti sono ancora i terreni inesplorati e molte sono le strategie da mettere a punto.

venerdì 15 febbraio 2008

"Adoro il profumo(?) del Napalm"


Una settimana fa, ho iniziato a trattare un argomento che definisco interessante, e giusto per terminare questo filone, cercherò di concludere il discorso sui vari modi con cui le forze armate possono portare a termine degli attacchi spaventosi verso le truppe avversarie e purtroppo anche contro i civili.
Tra i vari aggressivi chimici citati nel post “attacco chimico” ve ne sono due di tristemente famosi per essere passati alla storia come composti utili in quelli che sono denominati ordigni incendiari. Sono il NAPALM e i FOSFORO BIANCO.
Lo sviluppo e la scoperta del potenziale di queste sostanze, come il solito è avvenuto durante il secondo conflitto mondiale, di li, anche in questo caso vi è stata una costante corsa alla scoperta della formulazione più opportuna per essere letale.
Il Napalm (acronimo che sta per NAftoico e PALMitico), viene anche chiamato gel incendiario, è tristemente famoso per essere stato usato su larga scala per stanare i Vietcong dalle trincee durante la guerra in Vietnam. Furono i tedeschi nel 1942 a formularlo per primi, in quanto, volevano impedire che nei serbatoi del combustibile per i lanciafiamme si formassero vapori che potevano esplodere. La formulazione di questo “gel” inizialmente prevedeva l’aggiunta a benzina normale di Acido Palmitico (olio di cocco). In seguito il napalm fu riformulato con Acido Naftoico sotto forma di sale d’alluminio e una certa percentuale di Na e di P4 (FORSFORO BIANCO). Il cocktail che ne risulta è micidiale. Risulta estremamente infiammabile, grazie al FOSFORO BIANCO e al Na presenti la miscela si autoaccende e per di più, data la presenza di comburenti è in grado di bruciare anche in acqua. Gli americani in Vietnam lo lanciavano dagli aerei sotto forma di grosse bombe riempite con questa miscela, con effetti allucinanti sui malcapitati che avevano la sventura di ritrovarsi una bomba al napalm sulla testa.
Il fosforo bianco P4 è una forma allotropica del fosforo molecolare (allotropismo significa stessi atomi ma forma cristallina diversa es: carbonio = grafite (matita) o Diamante (per le donzelle)) esso a contatto con l’O2 atmosferico da origine all’anidride fosforica (P2O5) che a contatto con l’acqua provoca la formazione di acido fosforico H3PO4. Questa ultima reazione sviluppa un’enorme quantità di calore, in altre parole s’incendia. Quindi se il fosforo bianco viene a contatto con la pelle umana che presenta una certa quantità d’acqua si auto accende con conseguenze letali per lo sventurato.
I cultori di cinema ricorderanno sicuramente le scene famose di Apocalypse Now di Forrest Gump in cui il Napalm fa la sua comparsa.
C’è da ricordare che dalla fine degli anni 90 il Napalm è al bando, le ultime bombe sono state sganciate in aree desertiche a scopo dimostrativo e commemorativo. Discorso diverso per il FOSFORO BIANCO, gli esportatori di democrazia per mezzo delle armi lo hanno utilizzato per attacchi contro le roccaforti terroristiche. Ora, è vero che viviamo in un mondo in cui per parafrasare un gruppo metal If you want a peace prepare for war, ed è altresì vero che i terroristi non hanno regole né onore, ma l’utilizzo di questi composti è un fatto immorale per qualunque paese che si può definire civile.

sabato 9 febbraio 2008

OPERAZIONE LIBERTA'











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