venerdì 10 aprile 2009

Signs...


Quanti tipi di cicatrici conoscete? 
Di primo impatto, a chiunque salta alla mente la definizione classica di cicatrice, quella fortemente condizionata dalla componente emotiva e mnemonica dell'individuo. Ovvero quei segni indelebili che vengono a formarsi sulla nostra pelle dopo che si sono subiti traumi più o meno grossi. Ma se si riflette di più ci si accorge che la definizione od il significato di cicatrice è adattabile a molteplici situazioni, sia materiali che filosofiche.
Dal mio personale punto di vista posso spezzettare la parola cicatrice in tre macro-categorie intrise di significati profondi e non. 
La prima famiglia comprende quei segni che nemmeno sua maestà tempo sa cancellare ovvero le cicatrici cutanee. Ognuno di noi può fregiasi di questi segni come se fossero retaggi di battaglie vinte o quant'altro, o molto meno romantiche vaccate fatte in passato. Su tale argomento, leggevo oggi un interessantissimo articolo sullo sviluppo di un nuovo farmaco biotecnologico che permette una migliore rimarginazione delle ferite post-chirurgiche. Questa nuova entità non è altro che il rTGFbeta3 ( fattore di crescita e trasformazione beta 3 ricombinante) una particolare chemochina che induce aumento di produzione di collagene, proteina essenziale per l'elasticità e tonicità della pelle. In questo modo l'area lesa rimarginerà molto meglio.
La seconda macro-area riguarda le cicatrici giganti. Si distinguono dalla prima catogoria per la loro ubicazione, non si trovano nella cute umana ma bensì sulla pelle del nostro pianeta, la crosta terrestre. Il loro nome può trarre in inganno. Il nome "faglia" di primo impatto può lasciare qualche perplessità sull'inserimento nella categoria delle scars. Ma essendo il luogo fisico in cui due zolle tettoniche si incontrano e scontrano, rispondono pienamente ai requisiti mini perché gli si possa assegnare il titolo di cicatrice.
Infine la terza, nella quale vengono classificate quelle che, a detta di tante persone, sono senza dubbio le più dolorose e le più difficili da tollerare, quelle sentimentali o presunte tali. Per mia esperienza personale sono molto bravo a procurarmi queste ferite invisibili ma dolorosissime, l'ultima in ordine di tempo 2 giorni fa. A tal proposito devo assolutamente dare la piena ragione a quanti mi catechizzano sul fatto che la vittoria si ottiene maltrattando e fuggendo dall'avversario, in quanto pirla però non ascolto mai chi mi consiglia.  

3 commenti:

Paolo ha detto...

Interessante questo nuovo farmaco!! le cicatrici si formano quando i lembi della ferita non collabiscono, per cui la risoluzione del tessuto non avviene per semplice giustapposizione (in termini medici questo fenomeno si chiama "guarigione di prima intenzione" e avviene se il taglio è molto sottile e poco profondo). Quando questo non avviene si ha la formazione del "tessuto di granulazione" che porta, attraverso una cascata di chemochine, alla formazione di tessuto fibroso che in qualche modo ripara, prendendo il posto del tessuto che è andato perduto. Quindi se sarebbe molto importante riuscire a modulare la risposta infiammatoria nel senso di poterne controllare la sua ultima parte cioè appunto la cicatrizzazione che fisiologicamente serve per la risoluzione della ferita. quindi aspettiamo i risultati di questi studi che potrebbero migliorare non di poco la condizione di chi ha riportato ferite, soprattutto se al volto!

D'8 ha detto...

bravo giornino!paolo smettila di fare i copia incolla da wiki!:-D

Giò ha detto...

dobbiamo ringraziare le menti di sua maestà...