venerdì 3 luglio 2009

All'assalto della Festa!


Si prospetta una serata interessante... ebbene si, inesorabile è arrivato anche quest'anno il momento di festeggiare il compleanno. Il programma approntato dal Giorgino dal gallo Paolo e dal prode Federico (per gli amici feeeèeede!) è molto semplice, divertirsi come dei matti insieme alla compagnia.... Su queste basi io credo di poter dire che i miei tutor in farmacia peccano di eccessivo ottimismo se si aspettano che io sia li ad aiutarli come al solito verso le 8.30 di domani mattina.... Vi terrò aggiornati sugli sviluppi della festa....
Data: 5/7/2009
L'idea originale per questo post prevedeva che questo aggiornamento sulla festa, venisse fatto già ieri in giornata, ma a causa di una serie di debilitazioni fisiche tra le quali ricordiamo un mal di testa assassino e dolori di pancia retaggio di una serie di bicchieri di troppo, non è stato possibile. Telegraficamente, è stata un'ottima serata iniziata al garibaldi a valdagno con uno spritz tranquillo, è proseguita con una serie di martini lisci in villa pre-cena, per finire con un bracchetto ed un mojito che per la verità, l'unico pregio che aveva era quello di fare grado! Che ne dite, secondo voi ci siamo divertiti?!

mercoledì 1 luglio 2009

Parola d'ordine: NON resistere...!

Siamo o non siamo esseri pensanti superiori? A questa domanda si può dare una ovvia risposta, ovvero si, dato che sulla faccia del pianeta terra è la specie umana a dettare legge. Tutte le altre forme di vita, comprese quelle parassitarie, hanno sviluppato l'istinto di sopravvivere e di adattarsi alle condizioni più estreme che talvolta vengono perfezionate dall'uomo per migliore la sua condizione. Si da il caso che uno dei parassiti più odiosi dei nostri tempi si il cancro. Queste cellule a fenotipo mutato trovano sempre il modo di svincolarsi dall'assalto portato contro di loro dai farmacologi. Questo fenomeno si chiama resistenza all'agente citotossico. Esso viene ad essere attuato dalla cellula maligna per mezzo di strutture cellulari come ad esempio la Glicoproteina P, una proteina della membrana plasmatica delle cellule che in condizioni normali ha il compito di buttare fuori dall'ambiente cellulare quelli che in gergo vengono chiamati Xenobiotici, ovvero sostanze che potrebbero arrecare danni alla cellula. Questa proteina impedendo l'accumulo del farmaco non permette l'azione terapeutica. Per la verità si è scoperto che questa resistenza può essere contrastata  efficacemente con il VERAPAMILE.
Altro meccanismo utile alla Neo-cellula per resistere è quello di utilizzare gli enzimi endogeni per riparare i danni al genoma della cellula in modo da prolungare la vita della stessa. Un genoma della cellula danneggiato porta a morte della stessa. Ora, ricordando che la maggior parte dei farmaci più efficaci per la cura del cancro è diretta contro di esso. E' facile pensare che se un farmacologo scopre il modo di rallentare o abolire questa riparazione dalle cellule malate, riesce ad ottenere un'azione più pesante dei farmaci di prima linea contro il DNA di conseguenza regressione tumorale. La notizia è di qualche giorno fa, la molecola che vedete all'inizio del post ha ottenuto enormi risultati contro i tumori di origine genetica e per di più resistenti ai trattamenti normali come quello al seno o alla prostata. Olaparid agisce contro l'enzima PARP (poly-ADP-ribose-polimerasi 1) che è responsabile della riparazione dei danni al patrimonio genetico cellulare. La strategia è semplice, usare questo genere di molecole per bloccare la riparazione del DNA in cellule malate di modo che esse possano subire morte cellulare programmata o comunque non possano riprodursi. In poche parole questa terapia non è di prima linea contro le cellule maligne ma di supporto affinché la CAMTOTECINA il TASSOLO, o il CIS-PLATINO possano fare il loro lavoro indisturbati. 
Questa scoperta fa ben sperare in quanto, se si legge il significato profondo che essa porta con se, si può capire che vi sono molte altre scoperte da fare sui meccanismi di formazione e sopravvivenza delle Neoplasie che permetteranno in futuro di avere armi sempre più efficienti e precise.

domenica 14 giugno 2009

DEPT in risonanza magnetica nucleare



L'acronimo DEPT significa Distortioless Enhanced by Polarization Transfer è una tecnica di risonanza magnetica nucleare che sfrutta la polarizzazione data dall'applicazione di una frequenza di disaccoppiamento al nucleo 1H. La polarizzazione indotta dalla doppia risonanza permette di incrementare la popolazione di nuclei che possono subire transizione per interazione con la giusta r.f. questo permette di aumentare la sensibilità dello strumento verso nuclei poco sensibili come ad esempio il carbonio 13.

Per spiegare in che cosa consiste questa tecnica di analisi si deve richiamare il concetto di “sequenza di impulso”. In una normale scansione NMR la sequenza di impulso è essenzialmente composta da un tempo di preparazione ove i nuclei si allineano con le linee di forza del campo magnetico, da l'impulso dell'emettitore di r.f ed infine dalla registrazione del FID. La sequenza DEPT si compone di un ulteriore dilazione temporale chiamata tempo di evoluzione (evolution time) nel quale vengono applicati una serie di impulsi di doppia risonanza al protone a 90 ed a 180° che aumentano il segnale del carbonio 13 (generazione di una Maghetizzazione antifase per irraggiamento del protone). Allo stesso nucleo e sempre durante il tempo di evoluzione vengono applicati impulsi di r.f a 90° ed a 180° che hanno la funzione di implementare ulteriormente il segnale eliminando effetti deleteri per l'intensità dello stesso come lo possono essere effetti di accoppiamento spin spin e rilassamento trasversale che se sono presenti allargano i picchi diminuendo la sensibilità. La magnetizzazione al carbonio 13 ha inoltre la funzione importantissima di trasformare quella generata in antifase per il protone in un incremento della sensibilità. É da ricordare inoltre che in questa fase che si genera l'orientazione caratteristica dei vettori di CH CH2 CH3 applicando l'angolo di impulso preciso ad ogni gruppo, si possono rimuovere selettivamente e determinare che tipo di carbono è responsabile di quel chemical shift. L'angolo 135° permette di avere nello spettro tutti e tre i segnali distinti però in positivi CH e CH3 e CH2 negativo, mentre un angolo di 45° produce solo segnali positivi. Un angolo di 90° porta all'eliminazione dallo spettro dei segnali di CH2 e CH3 e mantiene positivi i segnali dei carboni metini. Il vantaggio che offre il DEPT è di poter assegnare senza ombra di dubbio le identità ai carboni rilevati in un normale disaccoppiamento 13C senza ambiguità o dubbi di ogni sorta. Come si è potuto notare non si fa cenno ai carboni quaternari in quanto per loro natura non usufruiscono del polarization transfer che permette l'incremento della sensibilità per metino, metilene e metile.


sabato 23 maggio 2009

Sunitinib


La ricerca e lo sviluppo di nuove terapie contro uno dei mali peggiori che si possano contrarre non conosce sosta. E' un continuo rincorrersi nuove sperimentazioni qualche fallimento e molti passi in avanti. Una buona notizia per i pazienti oncologici italiani è che da dicembre sarà disponibile, quale arma contro alcune neoplasie del tratto digerente e renali, una nuova molecola nata dalle ceneri di una sperimentazione clinica fallita. La nuova arma si chiama Sunitinib (struttura in basso), entrerà in commercio con la pretesa di combattere forme metastatiche gastointestinale e renali per dar modo all'individuo affetto da tali patologie di estendere la sopravvivenza. Sunitinib è un farmaco a basso peso molecolare (piccole dimensioni) capace di inibire selettivamente alcune proteine essenziali per la crescita di cellule a fenotipo mutato. Questi motori molecolari sono le cosiddette Tirone Kinasi (TK), ovvero enzimi che inviano segnali di crescita e di divisione alle cellule. Nell'ambito dello studio genetico delle cause della iperproliferazione maligna, i biologi hanno scoperto una mutazione del gene che porta all'espressione delle Tirosina Kinasi questo comporta la sintesi da parte della cellula di enzimi che presentano un'attività molto più elevata del normale, da qui la formazione della massa maligna. In più queste entità mutate rendono più difficile l'attivazione dei meccanismi difensivi di morte cellulare programmata. La molecola sotto presentata, è un inibitore competitivo per le TK ossia interagendo con esse, impedisce che i segnali chimici che l'organismo invia vengano tradotti in una risposta proliferativa, impedendo lo sviluppo del tumore ( inibendo l'azione del FLT3 fattore proliferativo) ed affamando la massa andando a bloccare la neoangiogenesi (inibizione di VEGF fattore pro neo vascolarizzante) impedendo che le cellule malate siano rifornite di nutrienti.
In tempi in cui vanno di moda le terapie geniche, con vettori virali o con anticorpi monoclonali o altre interessantissime strategie biotecnologiche, le care vecchie molecoline totalmente di sintesi chimica non deludono mai, anche se la loro efficacia è effimera. 







domenica 10 maggio 2009

Una Faccia Rassicurante (?)

Avete notato che ultimamente il blog viene aggiornato con frequenza bisettimanale... Niente paura non è un calo di interesse, ne crisi mistiche in genere da parte del curatore, è semplicemente mancanza di tempo utile per sviluppare gli argomenti più interessanti per voi. Da qualche settimana sto prestando servizio in un laboratorio chimico di ricerca e sviluppo il cosiddetto R&D di un'azienda patavina nell'ambito bel fatto che mi servono 2 cose fondamentali: 
  • Esperienza sul campo
  • E qualche credito formativo per riempire qualche buco del piano di studio.
In verità la quantità esatta di crediti formativi che mancano in una particolare voce del mio curriculum d'ateneo è 1, ma ho colto la palla al balzo per iniziare a costruire il primo punto sopra citato, ovvero esperienza operativa sul campo. A livello didattico sembra sempre tutto facile, tutto pianificato, tutto astratto sulla carta, ma come ci si sente catapultati di punto in bianco in un ambiente reale? A questa risposta fino a qualche settimana fa non avrei saputo dare una risposta convincente in quanto rientro ancora nella categoria degli studentelli da svezzare. Ora posso asserire senza ombra di dubbio che il passo è traumatico. Un po' come Neo In The Matrix quando Morpheus gli spara il mega battutone; Welcome to the real world, un bel giorno di aprile mi sono sentito galleggiare in un ambiente a me assolutamente familiare come quello di un laboratorio chimico, spaesato dal fatto che tutti erano affaccendati nelle loro questioni ed io ero lì che mi ripetevo; mo' che faccio!? Per fortuna ho trovato persone che con le buone e con le cattive mi spronano a diventare sempre più indipendente tanto da evitare di galleggiare inerte in un ambiente invece molto frizzante ed intriso di molta molta cultura e scienza. Venendo al sodo, il fatto che questa esperienza mi assorba praticamente tutto il giorno unito ad alcuni casini con persone che mi circondano non mi lasciano molto tempo per dedicarmi a sviluppare argomenti soddisfacenti per tutti coloro che seguono l'evoluzione di questo spazio. Abbiate pazienza, quando la situazione sarà del tutto stabilizzata il ritmo aumenterà.

sabato 25 aprile 2009

Chi smette è perduto...

E' la sacro santa verità, le belle cose molto spesso nascondono insidie e pericoli. Il bel fiore della foto appartiene alla pianta del tabacco denominato dai botanici "Nicotina Tabacum", le cui foglie sono consumate sotto forma di "bionde" da moltissimi individui nel mondo. E' notizia di Giovedì che uno studio epidemiologico su un campione di ex-fumatori che si sono sottoposti a trattamenti farmacologici per smettere di fumare sono molto più esposti nel contrarre una neoplasia buccale. Vien naturale pensare che non ci sia scampo per un fumatore, in ogni caso è cronicamente più esposto verso una serie di patologie gravi. Se continua fumare, ha alte probabilità di contrarre carcinoma polmonare, se smette, e per farlo aiuta la sua volontà con date preparazioni che si trovano in farmacia, ha alte probabilità di contrarre un cancro in bocca.
L'articolo poneva in evidenza il fatto che i preparati farmaceutici sotto forma di gomma da masticare contenti nicotina che hanno lo scopo di evitare crisi di astinenza al fumatore e di conseguenza possibile recidive (un po' come succede ai tossico dipendenti con il metadone come antioppiaceo) se consumati per lungo tempo espongono a gravi rischi. La nicotina, che ricordiamo essere un potente veleno ed insetticida, contenuta nelle gomme si ipotizza essere responsabile delle mutazioni geniche del gene denominato FOXM1 responsabile dello sviluppo della iperplasia maligna. Va detto che se vengono seguite alla lettera le istruzioni per la terapia e la stessa non viene protratta oltre il necessario non si dovrebbero avere conseguenze. Infatti, l'indagine sui campioni ha fatto emergere che tali individui hanno continuato a consumare le gomme alla nicotina anche per anni dopo aver smesso di tabaccare. A parere del tutto personale è più utile sottoporsi ad una terapia più seria di quella che prevede la somministrazione di un veleno nonché un'insetticida, tale terapia potrebbe prevedere l'uso della Vareniclina

venerdì 10 aprile 2009

Signs...


Quanti tipi di cicatrici conoscete? 
Di primo impatto, a chiunque salta alla mente la definizione classica di cicatrice, quella fortemente condizionata dalla componente emotiva e mnemonica dell'individuo. Ovvero quei segni indelebili che vengono a formarsi sulla nostra pelle dopo che si sono subiti traumi più o meno grossi. Ma se si riflette di più ci si accorge che la definizione od il significato di cicatrice è adattabile a molteplici situazioni, sia materiali che filosofiche.
Dal mio personale punto di vista posso spezzettare la parola cicatrice in tre macro-categorie intrise di significati profondi e non. 
La prima famiglia comprende quei segni che nemmeno sua maestà tempo sa cancellare ovvero le cicatrici cutanee. Ognuno di noi può fregiasi di questi segni come se fossero retaggi di battaglie vinte o quant'altro, o molto meno romantiche vaccate fatte in passato. Su tale argomento, leggevo oggi un interessantissimo articolo sullo sviluppo di un nuovo farmaco biotecnologico che permette una migliore rimarginazione delle ferite post-chirurgiche. Questa nuova entità non è altro che il rTGFbeta3 ( fattore di crescita e trasformazione beta 3 ricombinante) una particolare chemochina che induce aumento di produzione di collagene, proteina essenziale per l'elasticità e tonicità della pelle. In questo modo l'area lesa rimarginerà molto meglio.
La seconda macro-area riguarda le cicatrici giganti. Si distinguono dalla prima catogoria per la loro ubicazione, non si trovano nella cute umana ma bensì sulla pelle del nostro pianeta, la crosta terrestre. Il loro nome può trarre in inganno. Il nome "faglia" di primo impatto può lasciare qualche perplessità sull'inserimento nella categoria delle scars. Ma essendo il luogo fisico in cui due zolle tettoniche si incontrano e scontrano, rispondono pienamente ai requisiti mini perché gli si possa assegnare il titolo di cicatrice.
Infine la terza, nella quale vengono classificate quelle che, a detta di tante persone, sono senza dubbio le più dolorose e le più difficili da tollerare, quelle sentimentali o presunte tali. Per mia esperienza personale sono molto bravo a procurarmi queste ferite invisibili ma dolorosissime, l'ultima in ordine di tempo 2 giorni fa. A tal proposito devo assolutamente dare la piena ragione a quanti mi catechizzano sul fatto che la vittoria si ottiene maltrattando e fuggendo dall'avversario, in quanto pirla però non ascolto mai chi mi consiglia.  

domenica 29 marzo 2009

Il Sangue è Vita

Dio salvi la regina... o Per meglio dire, Dio salvi i Ricercatori della regina! Dalla terra Inglese è giunta una notizia destinata, se confermata, a cambiare radicalmente e probabilmente eradicare, l'endemica questione della mancanza di emoderivati per trasfusione, in parole povere di sangue.
Nel ventesimo secolo si sono approntate campagne di raccolta del prezioso liquido vitale che i medici definisco un vero e proprio tessuto. Durante la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti che si preparavano ad invadere la fortezza europa oltre ad incentivare la produttività di guerra istituì degli uffici ad hoc per la donazione di sangue da inviare al fronte per curare i soldati feriti. Nel dopoguerra si sono costituite associazione per la sensibilizzazione e sulla volontaria donazione di una piccola parte dei 5 litri che un individuo adulto possiede. Il lato oscuro della questione è che il sangue è un ottimo veicolo di malattie infettive di natura virale come ad esempio HIV HCV (epatite) ecc. questo ha portato ad una serie piuttosto grave di contagi dovuti al mancato controllo approfondito dell'emoderivato.
La notizia di cui facevo cenno prima riguarda la scoperta di poter produrre "sangue artificiale" da parte di un gruppo di ricerca del Regno Unito. Questi pionieri in materia, hanno paventato l'ipotesi che con la tecnica da loro sviluppata si possa liberare dal giogo della donazione, la disponibilità di emoderivati. In sostanza, utilizzando le staminali derivate da embrioni in vitro fecondati o da embrioni morti non impiantati in utero, si possono produrre enormi quantità di cellule della linea rossa de gruppo sanguigno 0-Negativo (Zero Negativo) il più raro, ma il più compatibile. 
Questo apre un intenso dibattito etico sull'utilizzo di embrioni e di feti (se di feto si può parlare dato che la legge stabilisce che debbano essere distrutti dopo 14 giorni dalla fecondazione) nella ricerca scientifica. Qui come al solito si assiste all'intromissione di entità che di scientifico hanno ben poco, sta di fatto che, se la tecnica in via di sperimentazione mantiene le promesse fatte si compierebbe un passo da gigante sotto vari punti di vista. In primis, la grande disponibilità non dovuta a donatori (in Inghilterra sono necessarie 2,5 milioni di donazioni l'anno per far fronte alla richiesta!!!). In secondo luogo, la grande sicurezza del derivato infuso in vena. Infatti, si ricorda che prioni e virioni, possono venir mascherati alle analisi di laboratorio e quindi il paziente si guadagna un ricordino poco piacevole.   

sabato 21 marzo 2009

Free Love!

Ha destato molto scalpore un'intervista fatta al pontefice a riguardo della prevenzione e cura della sindrome immunodeficienza virale acquisita (AIDS) rilasciata durante il viaggio pastorale nel continente Africano. L'AIDS causata dall'agente eziologico virale HIV è senza dubbio una delle piaghe più difficili da eradicare non solo nel continente africano, ma anche nel resto del globo.
HIV fa parte della famiglia di virus classificati come RETROVIRUS, il virione è costituito da un capside lipidico al cui interno sono contenute 2 copie di genoma virale costituito da RNA a polarità positiva. Viene catalogato nella famiglia dei Virus Retro a causa del suo modo di infettare la cellula e costringerla a sintetizzare le particelle che andranno a costituire il virione. All'interno del virione oltre al genoma, sono presenti anche degli enzimi particolari chiamati TRASCRITTASI INVERSE. Questi biocatalizzatori sono in grado di convertire una catena di RNA in DNA. Inoltre nell'involucro lipidico esterno sono presenti delle glicoproteine che hanno la funzione di riconoscere le cellule bersaglio.
Sulla base di ciò, si deve dire che, nonostante gli innumerevoli sforzi da parte di moltissimi gruppi di ricerca sparsi per il mondo, allo stato attuale dell'arte non esiste ancora un vaccino in grado di prevenire la malattia, ed eventualmente curarla. Le strategie farmacologiche approvate dall'OMS prevedono cocktail di farmaci quali, Azidotimidina ( antimetabolita inibitore della trascrittasi inversa) in associazione con inibitori della proteasi virale, necessaria alla maturazione dei virioni (Sesquinavir ecc). Queste molecole hanno il pregio di attaccare strutture virali selettivamente, ma sono soggette all'insorgenza di resistenza, per mutazione del virus. Inoltre, le relative formulazioni farmaceutiche sono molto costose, e non curano la malattia ma ne attenuano solamente i sintomi. Quindi la migliore arma, che attualmente si ha a disposizione per evitare di ammalarsi è la prevenzione. Oltre ad evitare siringhe ed emoderivati di dubbia provenienza, dato che il virus è trasmissibile con i fluidi corporei, si devono adottare strategie preventive affinché si abbiamo rapporti sessuali casuali e non, protetti ovvero il PRESERVATIVO.
Strumento preventivo demonizzato dalla chiesa, che lo reputa la vera causa della diffusione del contagio. E' proprio su questa base che il papa ha catechizzato un gruppo di giornalisti appena messo piede nel continente nero. Egli asserisce inoltre che la vera prevenzione contro la diffusione del virus si ha con educazione e astinenza da rapporti di poligamia. Ebbene, sulla questione dell'educazione delle nuove generazioni si può essere assolutamente d'accordo, ma sembra una vera e propria utopia cercare di indurre all'astinenza dai rapporti occasionali gli individui. Tanto più che se in una coppia di persone, se uno dei due partner e siero positivo, non è scritto da nessuna parte che lo debba essere anche l'altro. Trovo che la posizione della Chiesa in merito a questa faccenda sia alquanto antiquata e poco illuminata. A parziale contro partita, va detto che l'intervista continuava chiedendo maggiori sforzi alle case farmaceutiche affinché si impegnassero a fornire farmaci a più basso costo per le popolazioni più povere. E che si accelerasse la messa a punto un vaccino sperimentalo basato su TAT protein virali (proteine promotrici dell'infezione a cellule sane!) che attualmente ha passato la fase 1 di sperimentazione clinica ed è entrato in fase 2.
A parere personale, alla richiesta fondata e legittima di abbassare il costo delle cure ed accelerale la ricerca, di sicuro legittime, si è contrapposta una dottrina medioevale atta a demonizzare uno dei pochi strumenti di prevenzione che ai giorni nostri evita chissà quanti contagi. Non si riesce a spiegare il motivo per cui questa linea tendenziosa di pensiero possa trovare terreno fertile in uomini al servizio di Dio, essi dovrebbero volere il meglio possibile per alleviare le sofferenze degli individui e se questo prevede l'uso di strumenti non consentiti dalla dottrina così sia.

domenica 8 marzo 2009

La mattinata di un Vietcong(?)

Alle ore 6,35 di stamani è scattata, puntuale come ogni anno, l'apertura generale della stagione di pesca nei torrenti Agno e Chiamo. Potevo io mancare a questo imprendibile appuntamento?? Assolutamente no! Sono ormai 10 anni che la prima domenica di Marzo il Vietcong (pirla!) ritratto nella foto si aggira con fare furtivo ed alquanto goffo per l' alveo dell'Agno. Questo torrente alpino che nasce ai piedi delle piccole dolomiti si presenta in alcuni tratti impetuoso, disseminato di cascatine, cascatone, rapide, e tratti di relativa calma, accoglie in questo periodo un formicolio di appassionati pescatori di ogni età ed esperienza tecnica. Le specie ittiche che vi dimorano, come ogni buon torrente alpino che si rispetti, fanno parte della grande famiglia dei salmonidi, ovvero Trote varietà Fario (specie autoctona), Salmerini (specie di Trota distinta delle altre per delle strisce bianche sulle pinne ventrali) e qualche rara Iridea (specie non autoctona che si trova prevalentemente nei laghi). Completano la popolazione, Barbi Canini e Salgarelle (pesciolini piccoli simili alle acciughe di mare).
Dopo questo preambolo iniziale, vi voglio fare un quadro esatto di come mi sono preparato per la battaglia, se di battaglia si può parlare. 
Sveglia ore 5.30, inizialmente fissata per le 5, ma posticipata di 30 minuti a causa della mancanza di sonno visto che mi sono coricato alle 1.30 circa del mattino. Leggera colazione, tanto per non avere crisi di ipoglicemia nel bel mezzo della battuta di pesca. Vestizione, con divisa rigorosamente mimetica( per evitare che il pesce nell'acqua chiara di stamattina scappi in presenza degli individui) e partenza verso la zona prescelta, ovvero under the Renato's bridge (ponte Renato), in località San Quirico. Arrivato sul posto, mi si è posta dinanzi agli occhi un paesaggio molto bello, tinto di colori pastello che con la levata del sole prendevano sempre più corpo. A quel punto è stata una battaglia per conquistarsi il posto di pesca meglio con gli altri partecipanti alla battuta, e con il torrente stesso per capire condizioni di corrente per tentare di prevedere dove calare la lenza, ed a che quota acquatica si trovava il pesce per avere più possibilità di abboccata.
Esperienza entusiasmante, l'aria frizzante del mattino e il paesaggio hanno fatto da contorno per un'ottima escursione sia dal punto di vista quantitativo che per luoghi molto belli e suggestivi poco conosciuti, grazie al cielo, alla maggioranza delle persone della vallata dell'Agno.
Foto: Alveo del Torrente in Località Ponte Renato



domenica 1 marzo 2009

...Sta' a guardà er capello....

Chissà quante volte vi è capitato di avere la risposta ad una domanda sotto gli occhi e non vederla?! Ed ancora, non vi è mai successo di scoprire tale risposta con annessa imprecazione per la semplicità per ovvietà della stessa!? 
Nell'immagine d'accompagnamento a questo post, vi sono due spaccati di una molecola in fase di studio per le sue potenzialità anti tumorali. Durante l'ultimo mese, ho avuto modo di valutarne le sue peculiarità FARMACOCINETICHE ( ovvero proprietà di assorbimento e  metabolismo nell'organizmo) e quelle FARMACODINAMICHE (l'interazione precisa con il suo bersaglio). Ebbene, settimane intere di valutazioni delle strutture 3D, della conformazione del ligando e del recettore, discorsi di alto livello sul DOCKING molecolare (letteralmente: ancoraggio "attracco" al bersaglio del ligando) per poi cadere come un pirla su una banalità paurosa. Al 99% dei non addetti ai lavori, il disegnino di queste 2 strutture non dice assolutamente nulla, ma si possono trarre le prime ovvie considerazioni. Ad esempio, nella struttura di destra, manca un "angolo" cioè un atomo di carbonio, tra il primo ed il secondo anello. Un osservatore più esperto oltre a ciò, può approntare una valutazione più approfondita. Ovvero: (a) la massa molecolare della struttura di sinistra e maggiore di 14 uma (unità di massa atomica) rispetto a quella di destra. (b) le due strutture ha una rotazione sull'ultimo anello molto diversa, la sinistra risulta più mobile (l'atomo di C che divide il primo anello dal secondo è rotabile grazie alla sua geometria) mentre la desta è più rigida.
Il punto chiave sfuggito all'osservazione, che fa incazzare per la banalità sta proprio nella modifica dalla struttura di sinistra a quella di destra.
L'atomo di N (Azoto) ha caratteristiche basiche (è in grado di donare il suo doppietto di elettroni non condivisi), in pratica se posto in acqua da luogo un equilibrio di idrolisi che porta all'innalzamento del pH. 
A questo punto si deve ricordare che a causa della disposizione degli elettroni che compongo il guscio esterno degli atomi più vicini o più lontani dal centro di massa dell'atomo stesso, essi sono più o meno facilmente essere donati. Il carbonio (C), facente parte del primo anello, per sua caratteristica ha gli elettroni più vicini al nucleo di quanto non siano quelli del C che separa i due anelli. Questo provoca un effetto a catena che porta ad influenzare anche gli elettroni degli atomi adiacenti, come ad esempio quelli dell'azoto. Questo si traduce in una diminuzione della basicità dell'Azoto presente nella molecola di destra rispetto a quella di sinistra.
Morale della favola, aver tolto un carbonio ha diminuito la basicità, che ha influenzato negativamente l'attività della molecola anti-tumorale. La questione era evidentissima, eppure la mente si è rifiutata di vederla, servono a poco studi complicati di modellistica molecolare, se non si valuta i significati subliminali che ogni struttura porta con se.  





sabato 14 febbraio 2009

Time

Il Curatore di questo spazio virtuale, si scusa per lo scarno aggiornamento dei post da qualche tempo a questa parte. Il periodo è senza dubbio intenso, ma intellettualmente stimolante, non preoccupatevi sono in archivio alcuni argomenti a dir poco interessanti! 
E' altresì vero ricordare che era stata fatta richiesta in marca bollata di ubiquità o di allungamento a 48 ore di una giornata normale, per far fronte a tutte le questioni. Purtroppo per me le domande effettuate hanno incontrato parere negativo. 

il Giorgino  

venerdì 30 gennaio 2009

Pratiche Pagane

Qualche settimana fa ho subito le angherie del generale inverno, ovvero mi sono preso un bel raffreddore alla fine di un week-end molto movimentato. Spinto dalla disperazione causata dalla bruttissima sensazione di avere il naso chiuso e con il pensiero di passare, a causa di ciò, una notte insonne ho applicato su me stesso un rimedio della medicina popolare per alleviare quella insopportabile tortura. Sul punto di avere una crisi di nervi per non avere il mio fedele spray a base di corticosteroidi, mi è ritornato alla mente un passaggio di una lezione di Farmacognosia dell'anno scorso tenuta dal Prof. Ragazzi, il quale sosteneva che alcune popolazioni erano dedite all'uso di Peperoncino per alleviare i sintomi delle malattie da congestione nasale sniffando strisce di polvere di caspico ossia peperoncino. Ad onor del vero però il docente, dopo aver esposto questa usanza, per così dire pagana, si è detto scettico sul fatto che vi possa essere una base farmacologia precisa, ovvero che l'effetto di apertura del naso sia dovuto più ad un riflesso del tipo nocicettivo della mucosa (cioè l'epitelio reagisce rilasciando mediatori di costrizione perché quella sostanza è irritante) che non al potere intrinseco del preparato. 
La polvere del Peperoncino contiene molte sostanze importanti dal profilo alimentare e farmacologico, tra cui si ricorda, la capsaicina e una serie di altri alcaloidi e vitamine tra cui la più abbondante è la C (il che spiega il forte potere antiossidante di questa droga vegetale). La capsaicina è un alcaloide derivato dalla degradazione enzimatica di un acido grasso a lunga catena insaturo, ed esplica la sua attività biologica attivando i recettori Vanilloidi (VR1) presenti nella mucosa buccale. L'interazione causa attivazione di queste proteine canale per Na e Ca, due cationi che responsabili del potenziale di membrana delle cellule. L'eccessiva mobilitazione di questi due ioni causa desensibilizzazione della fibra nervosa e mancanza di rilascio del messaggero chimico per il segnale del dolore (sostanza P) che ha il compito di trasmettere l'informazione dolorifica ai centri superiori. Quindi dopo la botta dolorifica associata ad un forte aumento di calore e sensazione di bruciore iniziale, la bocca rimane insensibile ad ulteriori stimoli dolifici.
La mia esperienza di assunzione di peperoncino per via nasale è stato altrettanto dolorifica e devo dire che dopo pochi secondi dall'assunzione il naso era libero, ma non credo di poter descrive in maniera reale il dolore che ha comportato ciò. 
Al di la del puro fatto di assumere peperoncino contro il raffreddore, bisogna dire che a fronte delle innumerevoli proprietà culinarie che questa pianta presenta, si deve prestare la giusta attenzione nel fare questi esperimenti, in quanto la fisiologia insegna che un'eccessiva desensibilizzazione delle fibre dolorifiche è un fatto grave che può portare a non sentire il dolore eccessivo (riflesso di protezione) ed inoltre alla morte del neurone stesso con conseguenze gravi dato che queste importantissime cellule non si rigenerano. 
CAPSAICINA MOLECOLA

venerdì 16 gennaio 2009

Un Mare di Nubi...


Mentre percorrevo il sentiero innevato sulla via del ritorno dal rifugio Campogrosso mi è balzato agli occhi un fenomeno meteorologico alquanto suggestivo il cosiddetto "Mare di Nubi". Esso in realtà ha un nome più scientifico e una spiegazione razionale, tecnicamente è definito inversione termica montana. 
In condizioni normali, la temperatura dell'aria diminuisce con l'aumento della quota altimetrica. La crosta terrestre riscaldata dalle radiazioni solari causa l'aumento della temperatura della massa d'aria al suolo. L'aumento termico, causa diminuzione della densità della massa d'aria, che essendo più leggera tenderà a salire di quota (Principio con cui volano le Mongolfiere). In quota la massa essendo soggetta ad una pressione inferiore si espande e perde calore e ritorna fredda. Generalmente la temperatura diminuisce di 6 gradi ogni 1000 metri.
D'inverno la situazione cambia, in quanto il basso irraggiamento solare unito al terreno gelato o ricoperto di neve, non riscalda la massa d'aria al suolo, anzi la raffredda in maniera maggiore rispetto agli strati più alti. Questo causa l' INVERSIONE TERMICA DI QUOTA ovvero il fatto singolare che a quote più elevate ci sia la temperatura più alta. Il fatto che l'aria fredda, più densa quindi più pesante ristagni al suolo porta ad avere una concentrazione dell'umidità in questi strati che origina le Nebbie. Se poi l'umidità si alza di quota si ha quel classico tappeto di nuvole che avvolge le valli alpine chiamato in gergo Mare di nubi.
Mi auguro vivamente che questa mia spiegazione tecnico-scientifica, o presunta tale, non vi rovini la magia della visione di questo fenomeno singolare la prossima volta che vi troverete ad alta quota, ma la mia sete di sapere ha preso il sopravvento sul romanticismo della questione stessa.