domenica 23 dicembre 2007

Le belle donne sono pericolose...

La pianta che potete notare nel disegno si chiama Atropa Belladonna, è molto velenosa, ma da essa si ricavano numerosi composti molto utili come medicine. Questo post è dedicato non tanto ai principi attivi di questa droga vegetale, ma alla scoperta che ho fatto qualche giorno fa leggendo un libro sulle erbe che la mia mamma tiene in libreria. Partendo con ordine, l’Atropa Belladonna è una pianta spontanea ma sporadica fra i cespugli di boschi di latifoglie. È una pianta erbacea perenne alta più o meno un metro e mezzo, presenta dei bellissimi fiori rosso-vinosi, delle foglie abbastanza ampie ed infine dei frutti scuri che possono essere facilmente scambiati per bacche selvatiche commestibili.
Questo arbusto spontaneo è stato chiamato belladonna in quanto le gentildonne veneziane in epoche passate sfruttavano l’effetto midriatico (dilatazione della pupilla per rilassamento dei muscoli dell’iride per blocco dei recettori per il neurotrasmettitore acetilcolina che provoca contrazione della muscolatura) per rendere più luminosi gli occhi ed apparire così più affascinanti.
Uno dei principi attivi presente nella pianta è la ± Josciamina (Atropina) (disegno alla fine) responsabile degli effetti farmacologici per la quale è stata studiata. In verità l’Atropina è un veleno in dosi massicce, l’intossicazione può avvenire per ingestione delle bacche, dei fiori oppure tramite assunzione di carne di qualche animale che incautamente ha mangiato l’arbusto. Solitamente con una dose maggiore di 10 mg sopraggiungono allucinazioni delirio e coma. Viene impiegata per controllo di stati spastici, nevralgie e per controllare le secrezioni ghiandolari qualora ve ne fosse bisogno. Il fatto interessante che ho scoperto è che se un individuo presenta i sintomi di avvelenamento da questi composti, in attesa di ospedalizzazione la situazione può essere controllata con la somministrazione di bevande tanniche, caffé forte e carbone vegetale. Questi rimedi alla portata di tutti permetto di non far assorbire il veleno che è ancora presente nel tratto digerente in quanto: le bevande tanniche (Il the) contengono tannini (acidi di e tri gallici) che formano un sali insolubili che non permetteranno il passaggio in circolo dell’atropina, il caffé alza il tono del sistema nervoso centrale, e il carbone vegetale assorbe fisicamente il veleno e impedisce la sua entrata in circolo.

Con questi rimedi alla portata di tutti si possono evitare conseguenze molto gravi per lo sventurato. Questo non significa che l’antidoto per l’atropina è il The, ma che si può intervenire in maniera molto efficace e poco impegnativa, con mezzi semplici, fino all’arrivo del personale competente in queste cose.


5 commenti:

Paolo ha detto...

Bell'articolo! Interessante e chiaro come sempre!!!L'Atropina è un farmaco conosciuto, come dici, da molto tempo per le sue proprietà: già nell'antica Grecia era usato come veleno, mentre poi nel rinascimento per dilatare le pupille delle "belle donne" perchè avere gli occhi completamente neri era segno di "beltade"!Ma chiunque abbia fatto una sola visita oculistica sa che gli vengono messe delle gocce nell'occhio per cui dopo una ventina di minuti non ci si vede più una mazza da vicino, come leggere un giornale, e la luce dà un sacco fastidio..ecco è l'Atropina che causa a livello oculare questi due sintomi cioè rispettivamente Cicloplegia (cioè incapacità a mettere a fuoco gli oggetti vicini) e la fotofobia (cioè il fastidio causato dalla luce perché la pupilla è dilatata, cioè midriatica). Ma come agisce l'atropina? L'Atropina, senza entrare troppo nei dettagli, è un farmaco Anti-muscarinico, cioè si lega ai recettori muscarinici in modo irreversibile, al posto della ACETILCOLINA, il principale mediatore del Sistema Parasimpatico. Ora per chi non è pratico di anatomia e fisiologia, a livello del Sistema Nervoso Autonomoabiamo 2 componenti con effetti opposti: il PARASIMPATICO, E L'ORTOSIMPATICO, che mediano effetti opposti, complementari, regolando l'innervazione dei muscoli lisci di tutti i nostri visceri (sui quali non abbiamo, ovviamente, controllo). a livello dell'occhio il Parasimpatico causa il riflesso della MIOSI cioè il restringimento pupillare, riflesso rapidissimo, immediato che ci salva la delicatissima retina dalla totale esposizione ai raggi solari; mentre l'Ortosimpatico causa MIDRIASI, il riflesso di dilatazione pupillare, più lento che ci permette di vedere al buio. Ecco l'Atropina inibisce il riflesso della miosi per un po' di tempo legandosi al posto dell'Acetilcolina, ma inibisce anche l'Accomodamento alla visione e questa inibizione dura di più, così capita che anche a sera dopo la visita (l'Esame del Fundus oculare, la retina in pratica) non si riesce ancora a leggere.. Dico questo perché c'è un altro farmaco, la FENILAFRINA (farmaco usato tra l'altro nello Shock vascolare!)in forma di collirio, che , agendo dal versante opposto, cioè esaltando l'azione Ortosimpatica, PORTA UGUALMENTE ALLA MIDRIASI SENZA DARE CICLOPLEGIA e quindi dovrebbe essere preferito all'Atropina per i minori effetti indesiderari!
P.S. Scusate se vi ho annoiato ma ho voluto spiegare in modo più chiaro possibile!

Giò ha detto...

ottimo paolo.... ben spiegato!
ti posso fare un appunto, dissento sull'irreversibilità del legame ai recettore muscarinici, in quanto il legame è forte, spiazza l'Ach, e occupa il sito specifico evitando il segnale colinergico ma ripristinandolo dopo un determinato tempo, non blocca permanentemente il recettore come ad esempio fanno gli inibitori delle colinesterasi organo fosforici. E' una questione di legami chimici, di solito l'irreversibilità ad un recettore viene attribuita a quelle molecole che formano legami covalenti, mentre l'atropina forma un legame salino, ponte ad H e interazioni idrofobiche!

Paolo ha detto...

Sì è vero non mi sono spiegato bene in quel punto! Grazie dell'osservazione!!! Salutti!

Giò ha detto...

l'uomo saggio è colui che sa' quando sbaglia e ammette i propri errori!

Anonimo ha detto...

l'antidoto è la fisostigmina salicilato o "eserina"....se consumata fresca predomina l'effetto psioeccitante della josciamina,quindi eviterei il te o il caffè....essi sono utili solo nel caso in cui le bacche essicandosi trasformino la josciamina nel suo isomero levogiro...l'atropina appunto,la metà più potente.In questo caso, nel caso si consumi la pianta essicata predomina l'effetto narcotico della scopolamina.